Semplicemente Transnistria

Semplicemente Transnistria

Dicembre 29, 2025 2 Di ilviaggiatorecritico

La casa dei Soviet di Tiraspol. Foto di John Pavelka via WikiCommons

Un posto strano, una storia bizzarra, un insieme di vicende ai confini della storia e della geografia. La fine dei Balcani e l’inizio delle steppe slave. Sorprese ed emozioni.  Tutto ciò è la Transnistria, e questa è la visita del Viaggiatore Critico, durata solo alcune ore, di grande intensità.

Sono indispensabili un po’ di spiegazioni, se no ci si capisce ancor meno di quel poco che si potrà capire.

Siamo sul confine fra la repubblica Moldava e l’Ucraina, lungo il fiume Dnestr. Sono lande grandi, un po’ desolate, poco abitate, spazi di manovra dei grandi imperi: russo, ottomano, austriaco. Prima ancora i romani. I popoli moldavo, ucraino, bulgaro, russo, ebreo si accavallano, si giustappongono, si sostituiscono, poco si mescolano; conservano la loro identità, nei secoli. Il pendolo della storia oscilla instancabile, nella pianura. I moldavi parlano romeno e guardano ad ovest, a Bucarest ed all’Europa; gli ucraini parlano slavo e guardano a nord; gli ebrei hanno la loro lingua e son legati ad Odessa. Ai tempi dell’Unione Sovietica i piani quinquennali decidono di industrializzare le rive del fiume Dnestr, facile via di comunicazione verso il Mar Nero ed il resto dell’impero socialista. Vi si fanno grandi investimenti e vi si manda molto personale russo, meglio formato, più inserito nello sforzo produttivo sovietico. I moldavi restano nell’agricoltura, fanno il vino. Poi arriva la dissoluzione dell’Unione Sovietica ed i russi di quella regione, la Transnistria, non ci stanno a farsi inghiottire dalla maggioranza moldava, a parlare romeno, ad assimilarsi alla Romania e ad accodarsi all’Unione Europea. Vogliono mantenere la loro vicinanza alla Russia. Anzi, addirittura il loro attaccamento all’Unione Sovietica, ai loro occhi unica garanzia di mantenimento della propria identità. Hanno le loro ragioni: sono stati mandati in Transnistria dalle ragioni economiche dell’Unione Sovietica e non vogliono finire dispersi ed annientati dai venti sfavorevoli della storia. Del resto, solo l’Unione Sovietica è stata in grado di tenere insieme moldavi, russi ed Ucraini. Senza di lei si è visto come è andata a finire.  Nel complicatissimo quadro della riorganizzazione degli stati e dei territori usciti dalla disintegrazione dell’Unione Sovietica ci furono, fra il 1990 ed il 1992 dei modesti fatti d’arme fra truppe moldave e truppe russo-ucraine-transnistriane, fino ad arrivare ad una secessione della regione che dura tranquillamente fino ad oggi.

La Transnistria è dunque una lunga e stretta fascia di territorio fra la Moldavia e l’Ucraina; grande quanto il Molise e con mezzo milione di abitanti. La capitale è Tiraspol; non è riconosciuta da nessun stato del mondo, nemmeno dalla Russia. Ha propria moneta, il rublo della Transnistria, la lingua ufficiale è il russo. Vi si va da Chisinau, la capitale della Moldavia, con estrema facilità. Dal terminal dei bus di Chisinau, accanto al Mercato Centrale, in pieno centro, partono frequentemente dei bus che arrivano in un’oretta a Tiraspol. C’è una frontiera del tutto rilassata, dove viene controllato il passaporto; si chiede al passaggero quanto tempo vuol passere nel paese e viene dato un foglietto con la data e l’orario di uscita.  Il bus è un po’ sconquassato, i passeggeri hanno un aspetto piuttosto contadino, l’atmosfera è pacifica e paesana. Sul mio bus solo due stranieri. Si attraversa una periferia commerciale un po’ grigia ed un po’ fangosa con i supermercati Sherif. Poi si arriva nel centro di Tiraspol e si scende dal bus.

Il Viaggiatore Critico è rimasto affascinato dall’atmosfera, sensazioni poche volte provate, un grande senso di piacevole spaesamento. Una semplice cittadina, con vecchi edifici sobri e di provinciale eleganza. Poche le auto che circolano, pochi anche i pedoni. Vi si respira una calma ed una dignità senza pari. Sobria e calma dignità. Tutto ordinato e pulito, un pò vecchiotto, nessuna leziosità. Ho pensato di prendere in una pasticceria ed ho avuto l’accortezza di chiedere se potessi pagare in moneta moldava o in euro. No, impossibile, mi hanno indicato una banca a pochi passi dove ho acquistato un po’ dei loro rubli. Ho preso un paio di pezzi di torta con la birra. Un bel locale, formale, pulito, ben organizzato, con un servizio molto professionale. Mutuo rispetto fra inservienti e clienti, senza concessioni al facile marketing del cameriere pronto a soddisfare il cliente per il maggior guadagno del padrone. Scambi alla pari, fra persone di pari dignità; il cliente non è socialmente superiore al cameriere. Guardate, son dettagli, impalpabili ad esser apprezzati e difficili ad essere spiegati, ma capaci di creare una atmosfera di serenità che il Viaggiatore Critico ha enormemente apprezzato. Dignità è la parola centrale di questa esperienza, che si è ripetuta in tutti i contatti avuti in quelle poche mezzore di permanenza nel paese.  Ha passeggiato nelle tranquille strade del centro, ben tenute, pulite, sobriamente ingentilite da piccoli giardini, alberature, panchine con le signore sedute a chiacchierare.  Statue e foto di Lenin e dei personaggi politici della storia del paese, stelle rosse, i nomi di Marx e compagni alle strade. Insegne tutte in cirillico, si sente solo russo in strada. Un po’ di caduta di stile con un ristorante ed un negozio di memorabilia sovietiche ad usum dei turisti. Visita al negozio della fabbrica di un famoso cognac locale.

Casette nel centro di Tiraspol. Foto di Nicolai Chirnev via Wiki Commons

Bisognava restare a dormire, prendere un albergo, cenare fuori, cercare un locale per la sera. Ma il Viaggiatore si era organizzato male, doveva tornare a Chisinau, aveva male alla schiena, era poco padrone di sé stesso, non si è comportato bene e se ne è andato. Ha ripreso il bus dalla stazione, un enorme edificio severo e deserto. In un negozietto ha dato fondo ai rubli rimasti comprando dolciumi casalinghissimi e cognac sciacquabudella.  Se ne è quindi andato ripromettendosi di tornare appena possibile, con auto e tempo sufficienti a fare un buon giro del paese.

Una parola sulle imprese Sherif. Sembrerebbe che il nucleo duro del gruppo intorno al quale la Transnistria si è resa indipendente fosse formato da personale del KGB che oltre ad aver mantenuto una posizione strettamente filo-russa al territorio sia anche riuscito a creare un impianto economico che ha reso sostenibile il paese, al di là degli importanti aiuti russi. Grazie ad un insieme di società di produzione e servizi facenti capo al gruppo Sherif di cui si vedono ovunque i cartelli. Un gruppo di potere politico ed economico che dirige il paese. Tutto ciò ha un sapore abbastanza esotico: affari, politica, KGB, armi, intrighi internazionali, la guerra alle frontiere, contrapposizione Europa – Russia, supermercati Sherif e statue di Lenin. Cognac e vodka. Il mondo variopinto della grancassa balcanica. Si resta sbigottiti dinanzi a tanta caotica vitalità indifferente alle regole della legalità internazionale. Comunque quel mezzo milione di persone continua ad abitare tranquillamente in un paese che non esiste e non pare per niente interessato ad andarsene.

A primavera il Viaggiatore Critico ci ritorna!