La valle principale della Svanezia è lunga molte decine di chilometri; è percorsa da un fiume che sbocca in un pianuira che da sul Mar Nero. L’imbocco della valle, a partire da tale pianura, è difficilissimo. L’nizio della valle è strettissimo e le pareti che la finacheggiano sono alte ed erte. Ancora oggi la strada che vi penetra è piuttosto precaria; durante l’inverno, la valle può restare del tutto isolata, a causa della neve ed in primavera od autunno le forti piogge provocano frane che interrompono la strada anche per alcuni giorni consecutivi. Insomma, è un postaccio, per andarci, scomodo. In questo ricorda Scanno la cui valle ha la stessa configurazione e gli stessi problemi, sia pure molto più in piccolo.
Per quale motivi gli antichi si intestardirono a volerla abitare? Ebbene, nella Svanezia c’era l’oro e ce n’era tanto. La pianura sottostante è l’antica Colchide e il mito del vello d’oro di Giasone nasce proprio dall’oro della Svanezia. Mirabile cosa: una regione che sembra persa ai confini del mondo, in realtà era importante e conosciuta già dagli antichi greci.
Divenne quindi un luogo ricco, importante frequentato. Si creò in questa lunga valle della Svanezia una civiltà peculiare. Pur essendo intrinsecamente georgiano, il suo popolo ha una lingua propria, una cucina particolare, un bellissimo artigianato del legno (ormai abbandonato) e un orgoglio fierissimo. Anche troppo, a dir la verità: gli uomini mi son sembrati assai cafoni. Gradevolissime ed efficacissime, invece, le donne.
A Mestia vi è un bel museo, ben curato e con dei bellissimi pezzi, sulla cultura specifica della Svanezia. Si resta meravigliati dal livello delle loro produzioni artigianali.
Tutto è molto rustico e spartano; non ci sono alberghi se non a Mestia. Le case che offrono ospitalità sono spesso rudimentali: un solo bagno in fondo al cortile, ci si lava con l’acqua (fredda) che va a finire nell’abbeveratoio delle bestie, si dorme tutti insieme in camere molto alla meglio. Alcune case cominciano ad organizzasi e ad essere più accoglienti.
Difficile prenotare: camminando non si sa fin dove si arriverà la sera, complicato trovare i numeri dei cellulari giusti, eccessivo sperare che gli svaneti dei villaggi più remoti riescano a gestire professionalmente un certo numero turisti tutti insieme. Molti difficile capirsi: escluso qualche giovane che sa l’inglese, la lingua internazionale è il russo. Ho visto camminatori disperati che non sapevano più come fare a trovar un letto. Noi stessi, in un villaggio, non riuscivamo a trovare la casa prenotata: siamo dapprima finiti in quella sbagliata. Ed in un altro caso non ci volevano accogliere perchè non riuscivamo a far capire loro che eravamo stati noi a prenotare. Il costo per dormire e cenare va sui 25 euro a persona, che è poco per noi, molto per loro.
Con una camminata assai lunga, di tutta una giornata, o con alcune ore di macchina molto robusta si può passare dalla Svanezia superiore a quella inferiore. Questa è una vallata molto meno aspra, più temperata, agricola e ricchissima di vegetazione. Turismo zero, bellissime case in campagne che possono offrire spartana accoglienza, ma ottimo cibo. Qualche giorno di oblio bucolico. Basta andare in giro a chiedere chi può ospitare. Del resto la Georgia è terra di scambi ed accogliere dei viandanti fa parte della sua cultura.
La Svanezia è un eccezionale mondo a parte, la cui visita è più che consigliatissima, anche se non siete camminatori.