Il viaggiatore critico

Viaggetto in Bretagna

Tipica casa rurale bretone, solida ed accogliente. Foto S. Moller via Wikicommons.

In barba al fastidio che il Viaggiatore Critico prova verso i francesi, ha voluto andare a passare un po’ di giorni in Bretagna. Con l’idea che si tratti di un altro popolo, di altra origine e spirito, alieno ai modi vieti e pesanti del resto della gallica nazione. Più celti e meno parigini. Ed ha avuto ragione; si è trovato molto bene con la gente, spontanea e semplice; addirittura simpatica ed accogliente. Piacevoli da conversare, gentili nel rispondere alle domande banali del turista e riconoscenti del fatto che si è voluto visitare i loro luoghi. Gli unici scambi acidi di battute li ho avuti con dei turisti francesi, subito sgradevoli nei loro comportamenti saccenti. Inoltre il Viaggiatore è rimasto a bocca aperta come un salame davanti alla bellezza delle ragazze di Brest, dai tratti non proprio europei, come se ci fosse in loro del sangue delle lontane isole tropicali da cui provenivano le navi che arrivavano in questo importantissimo porto, al pari del vicino Saint Malo. Ragazze così belle che ti basta sapere che esistono per essere più contento. (E non ti puoi esimere dal pensare che disastro sarebbe se avessero deciso di mettersi il velo, come in Giordania, ad esempio).

Il tipico porto bretone con piccole barche da diporto e le lunghe passerelle per seguire l’andamento della marea. Foto di abxbay via Wiki Commons.

Ha alloggiato in appartamenti trovati con lo scambio casa; è stato a lungo nei dintorni di Saint Brieuc e poi a Brest, spostandosi con la propria macchina in qua ed in là; visitando luoghi turistici e no, ficcanasando a casaccio, soffermandosi dove gli pungesse vaghezza, al suo disordinato solito. Che impressioni ne ha tratto? Che indicazioni può dare ai suoi lettori? Andiamo con ordine:

La passeggiate sulle mura a mare di Saint Malo. Suggestivo, ma molto affollato (salvo che in questo momento!). Foto di W. Bulach via Wiki Commons.

Le grandi città: Saint Malo e Brest. La prima, una vera e propria roccaforte marittima, completamente distrutta durante la guerra e completamente ricostruita dopo, tale e quale a come era prima. È stata del tutto ingurgitata dal turismo massificato. Si visita quindi un borgo falsificato una prima volta dalla ricostruzione post bellica ed una seconda volta dalle logiche del turismo di un giorno. Più vera, più città vissuta e da vivere Brest, ma asfissiata dalla presenza della base della Marina Militare che ne preclude ampi angoli. Ed infine les criées, le grida. Si tratta dei mercati dove si vende all’asta il pescato del giorno. Ho visitato quello di Roscoff, con annesso museino del mestiere della pesca. Si è accompagnati con visita guidata a non troppo modesto pagamento. Ma la cosa è stata deludente, perché non si urla più, i clienti sono tutti da remoto che seguono sui loro schermi e tutta la faccenda si risolve nell’osservazione di un nastro trasportatore su cui scorrono le cassette del pescato con un omino che attacca un adesivo che la stampante sputa con su scritto l’acquirente ed il prezzo. Fuori un altro tipo divide le cassette per acquirente che verrà a portarsele via. Interesse e colore bassissimi. L’analogo mercato di Goro era molto più animato. Ed il mercato di Pontevedra molto più interessante in quanto si poteva comprare del pesce e farselo cuocere al piano di sopra.

Che può dire il Viaggiatore Critico della sua ventina di giorni in Bretagna? vi può consigliare di fare altrettanto? Non sa bene cosa dire e questo articolo gli è venuto fuori assai melenso perché il viaggio è stato povero di emozioni, se si esclude, ovviamente, la bizzarria del mare che sparisce e dei bretoni che pescano a piedi o sul trattore. È sufficiente? Forse no, ma chi sono io per dirlo?