Il viaggiatore critico

Il regno di Bardi, strana storia, vicino Parma

Il Castello di Bardi. Foto di Filippo Aneli via Wikicommons.

Mi hanno portato a Bardi, non sapevo nemmeno che esistesse. È un paesotto in provincia di Parma, in una di quelle tanti valli che finiscono nella pianura padana e nascono sulla cresta degli Appennini. Se da Parma si va a Bardi e poi si continua a salire la valle, si arriva allo scollino degli Appennini, si scende e si finisce alle Cinque Terre. Vien voglia di farlo quel percorso. Il paesotto non è male, c’è una strada centrale carina, un nucleo antico in fondo. Ci sono negozi, due o tre ristoranti, i bar con i tavolini fuori. Siamo quasi a 700 metri, d’estate si respira. Quel giorno c’era anche il mercato e molta gente. Un vecchio paese ancora relativamente vivace, non decotto come la maggioranza dei paesi dell’Appennino. Ma, comunque, un posto dove fermarsi a bere una birra sul corso per poi dimenticarselo immediatamente. Se non fosse per una presenza sconcertante. In fondo al corso, su una alta roccia, si presenta un enorme castello. Una costruzione da non crederci, grandissimo e fortissimo.

Allora ci si chiede come è possibile che un paese evidentemente di non eccelsa importanza avesse un simil castello. E siccome ero in una gita organizzata (a volte anche il Viaggiatore Critico finisce nelle gite, in questo caso è scusato perché era un viaggio di studio) ce lo hanno spiegato con molti dettagli. Eccoli.

Tutto comincia a Siena, dove il rampollo Ubertino di una famiglia già in vista, i Landi, diventa podestà della città ed anche governatore (non so la differenza fra i due titoli). Finito il periodo senese aveva abbastanza soldi, di famiglia od estorti ai senesi, ed abbastanza entrature per acquistare / farsi dare / accaparrarsi di un buon numero di feudi, anche sull’Appennino. Un tipo intraprendente. Si mise al servizio degli Svevi e fra una battaglia e l’altra trovò anche modo di sposare una parente abbastanza stretta dell’imperatore Federico II, lo stupor mundi. Insomma, uno scalatore sociale molto agguerrito. Erano i tempi in cui Dante aveva ancora da nascere, per dire. Ma pensate che gli ultimi discendenti di Ubaldino sono ancora fra noi e mantengono rapporti di amicizia con la casa reale inglese; ricevevano spesso la scapestrata sorella della Regina Elisabetta nel loro castello (che non è quello di Bardi, un altro). Non hanno perduto l’abitudine di ingraziarsi i potenti.

Il feudo di Bardi e dintorni arrivò a Ubertino nel 1257 e la sua famiglia lo terrà fino al 1682 quando Giovanni Andrea Doria Landi III pensò bene di venderlo per 124.174 ducatoni (così si chiamava quella moneta). Durante quei 420 anni successe di tutto. Conflitti con la famiglia Fieschi che veniva dalla Liguria, progressiva scalata dei titoli nobiliari dei Landi che passarono da Signore a Conte, a Marchese ed infine a Principe, perdita e riconquista di pezzi di territorio, incursioni e distruzioni. Soprattutto un conflitto infinito con i Farnesi che erano i Duchi di Parma e volevano assolutamente impossessarsi del feudo dei Landi. Congiure, avvelenamenti, taglio di teste. Ma i Landi duri ed imperterriti riuscirono sempre a mantenere il dominio. Grazie soprattutto al rapporto previlegiato con gli imperatori che si succedevano sul trono del Romano Impero. Immagino che accogliessero ed aiutassero l’imperatore nelle sue frequenti calate militari in Italia, forse gli avranno fornito abbondante Lambrusco e certamente del parmigiano che a quei tempi era già ben conosciuto anche se chiamato piacentino. Comunque ce la fecero, tanto che arrivarono ad essere autorizzati a battere moneta ed a poter ospitare una sorta di scuola teologica. Il loro feudo era diventato un vero e proprio stato, del tutto indipendente, sia pure sotto  l’ala dell’imperatore. Un po’ come l’Italia oggi con gli americani.

Era giustamente chiamato Stato Landi, dal momento che era loro. Ho visitato il castello, imponente e ben collocato. Guarda le valli circostanti ed ai suoi piedi è accucciato il borgo fedele ed ubbidiente. Il castello è una giustapposizione di infiniti interventi architettonici, continuamente rimaneggiato, aggiustato, ingrandito, modificato. Naturalmente ti fanno vedere il difficilissimo accesso, super protetto, il ponte levatoio, le immancabili prigioni, le cantine. Poi la zona amministrativa dove si gestiva il regno e la giustizia ed infine i quartieri nobili dove il Principe viveva e riceveva. Il tutto è tenuto abbastanza male, un po’ abbandonato, un po’ rimesso. Ci vorrebbe non molto per farlo diventare un vero luogo rileccato buono per il turistame pagante, forse è meglio così, ruspante e più vero.

Una delle poche carte in cui è segnalato lo Stato Landi.

Ma a questo punto mi son chiesto come sia possibile che non abbia mai sentito nominare tale strano regno, quando i vicini ducati di Modena o di Parma e Piacenza mi erano abbastanza noti. Ho trasferito la domanda alla vispa guida che ci accompagnava, la quale mi rispondeva così: “Le carte geografiche erano fatte a Roma, alla corte del Papa e non si voleva divulgare la presenza di un piccolo principato fedele all’imperatore proprio sotto il naso dei fedeli Farnesi che comandavano a Parma”. La risposta mi ha lasciato alquanto perplesso ed ho fatto ricerche. In effetti le carte antiche i Landi non li considerano proprio e quello scampolo di territorio che difendevano con tanta animosità è sempre compreso, senza differenziazioni, nel ducato di Parma e Piacenza. Con una sola eccezione (Claude ha trovato solo quella, rifatevela con lui se ce ne sono altre) che qui copio (ecco il link). Si parla proprio di “Stato del Principe Landi”. Del resto in questa carta si parla anche del contiguo Stato dei Pallavicini che mi era parimenti ignoto. Quindi si deve trattare di grave ignoranza del Viaggiatore Critico in fatto di geografia storica italiana.

Abbiamo anche mangiato in un ristorante del borgo, in verità assai male.

Conclusione? Se siete nei dintorni e fate un giro a Bardi vi troverete bene. Vedete un bel castello tenuto maluccio, un borghetto non ancora del tutto spopolato, dei bei panorami sugli Appennini ed infine potrete dire di essere stati in una delle capitali d’Italia. Per essere un luogo di cui non avete mai sentito parlare non è poi una cosa da buttar via.