Il viaggiatore critico

La tremenda cucina brasiliana

Bel pesce di fiume disseccato sulla brace (disseccato, non arrostito). Dietro, i famigerati fagioli e la tremenda farina di manioca fritta, la farofa. Ed una insalatina galleggiante. Rondelle di cipolla cruda, giusto per rifarsi la bocca.

La cucina del Brasile è passibile di un processo per crimini contro l’umanità aggravati da disastro ambientale e strage di fegati.

Non è una cucina: è una lotta corpo a corpo fra il sedicente cuoco e gli ingredienti, potenzialmente ottimi. La vittoria è sempre del cuoco, gli ingredienti ne escono distrutti, annichiliti.

I sistemi messi a punto per distruggere, in un colpo solo, la qualità degli ingredienti, il sapore ed il piacere del cibo (insieme alla salute del consumatore) sono numerosi, variati, raffinati ed efficacissimi. Eccone alcuni:

Che tragedia, che tristezza, che assoluta mancanza di amore in chi prepara e in chi mangia quel povero cibo.

Non stranamente si salvano solo certi piatti regionali dove c’e’ stata influenza africana, come a Belem, per esempio.

E, per finire, un bel pastone ben fisso con riso bianco e gamberetti.