Le migrazioni indoeuropee di Koba-chan Drawings via Wikicommons
Questa volta il Viaggiatore Critico abbandona il turismo per buttarsi temerariamente sull’antropologia culturale e la storia; ma pur sempre di viaggi si tratta; e di che viaggi!!!
Chi siamo noi europei? Nel nostro DNA è conservata una piccolissima percentuale di geni di Neanderthal, poi una quantità un po’ maggiore del patrimonio genetico tipico dei cacciatori e raccoglitrici del Paleolitico, inoltre una porzione ancora più grande dei geni dei contadini venuti dall’Anatolia ed infine un grosso pacchetto dei geni delle popolazioni che arrivarono nell’età del bronzo e che, per comodità, si definiscono indoeuropei od anche Yamnaya. Venivano dalle pianure fra Russia ed Ucraina (ma niente a che vedere con gli slavi, loro arrivarono dopo) ed avevano alcune caratteristiche culturali parecchio interessanti. Erano nomadi, furono probabilmente i primi ad addomesticare i cavalli ed a farli lavorare. Allevavano anche gli altri animali da carne e da latte. Inventarono i carri da trasporto a cui prima aggiogarono i lenti buoi e poi i rapidi cavalli. Li utilizzavano per spostarsi in gruppi interi con donne e bambini; era un popolo in marcia. Poi inventarono anche i carri da guerra trainati da cavalli. Da buoni allevatori, abituati a difendere con decisione le proprie mandrie, erano anche forti guerrieri. Non mi è chiaro il loro rapporto con la scoperta della fusione del bronzo; non furono loro a metterla a punto, ma riuscirono comunque e rapidamente a fabbricare ed utilizzare delle armi in quel materiale. Avevano una loro lingua, probabilmente già diversificata in più filoni.
Ad un certo momento cominciarono a spostarsi in massa, sia verso l’Europa, sia verso l’attuale Iran e l’India. In tempi nemmeno tanto lunghi finirono per conquistare tutto. L’impatto degli indoeuropei fu enorme sui territori conquistati. Imposero la loro lingua che domina ancora oggi ovunque. Solo i baschi, i finlandesi e gli ungheresi sono riusciti a conservare le loro lingue originali (forse ci riuscirono anche gli etruschi, ma per poco). Grazie al fatto che si spostavano con le donne dettero luogo ad infinita discendenza della quale noi facciamo assolutamente parte. Non fu quindi come altre invasioni fatte da soli guerrieri che lasciavano poche tracce genetiche. Questi arrivarono, si installarono e si moltiplicarono. Il fatto che le loro lingue si imponessero ci dice che le popolazioni precedenti fecero una brutta fine. Sottomessi, se non proprio sterminati. Ma i conflitti dovevano essere frequenti anche fra i diversi gruppi degli invasori. L’età del bronzo fu un’epoca di guerre, la gente viveva in borghi fortificati, sulle alture. Nella infinita India gli indoeuropei si organizzarono come strato superiore della società; quelli che oggi sono i Brahmini, relegando le popolazioni autoctone precedenti nelle scomode caste inferiori.
Nell’Iliade troviamo tracce di tali avvenimenti: l’Acheo biondo e forte Achille è un indoeuropeo recentemente arrivato, mentre il bruno e furbo Ulisse è il rappresentante dei popoli indigeni. Gli indoeuropei occuparono tutto: un po’ meno la Sardegna dal momento che, ovviamente, non erano navigatori ed anche in minor misura la penisola iberica, il punto più lontano della loro migrazione antica. Lo sappiamo perché i geni indoeuropei di sardi e spagnoli sono meno numerosi che negli altri popoli europei.
Tutto quel che è successo dopo come: i conflitti fra Atene e Sparta, l’impero romano, le invasioni barbariche, le guerre medievali, rinascimentali e moderne, il conflitto attuale fra Iran ed Usa; tutto ciò sono dispute in seno ai popoli indoeuropei, ormai ignari della loro parentela. Le stesse lingue, pur derivanti da un antenato comune si sono così allontanate da perdere ogni consapevolezza di comune filiazione. Sia chiaro che anche i russi e tutti gli slavi sono indoeuropei.
Lo spirito bellicoso ed intraprendente del popolo Yamnaya non smette di pervadere i loro discendenti moderni che hanno continuato ad espandersi conquistando l’America, l’Africa, l’Australia. Ovunque i moderni indoeuropei hanno sterminato i locali come in Nord America ed in Australia. Dove questi erano troppo numerosi, hanno stabilito una forte classe dominante coloniale mentre i popoli autoctoni rimanevano sottomessi. Gli indiani erano decimati in America Settentrionale, le donne aborigene in Australia venivano sterilizzate, gli indios pesticciati in America Latina, i neri schiacciati in Africa; esattamente come era successo tre millenni primi ai dravidici in India. Lo stile inconfondibile degli indoeuropei: guerre, stermini, sopraffazione, dominio assoluto. Imposizione della lingua e delle proprie regole; l’America Latina parla spagnolo, l’Africa francese o inglese o portoghese, l’Australia inglese; tutte lingue indoeuropee. L’ansia di espandersi e di conquistare li ha portati alla Luna, a pensare a Marte. Non hanno confini.
Per approfondire la cultura indoeuropea il testo centrale è “Georges Dumezil. L’ideologia tripartita degli Indoeuropei.”
E’ stupefacente come il modello culturale sia rimasto simile nonostante il trascorrere dei millenni. Naturalmente tali comportamenti bellicosi e tendenti alla sopraffazione sono messi in essere anche nei confronti degli altri popoli indoeuropei. Si è largamente dimenticato la comune origine e il modus operandi della sopraffazione è messo in essere non soltanto nei confronti dei popoli non indoeuropei, ma anche con tutti quelli che sono un po’ differenti alla identità del proprio gruppo (ad esempio le mille guerre civili che ha conosciuto l’Europa).
Un altro modo per chiamare gli indoeuropei (un modo che vi farà sobbalzare) è ormai caduto in disuso: gli Ariani. Per quelli che ora chiameremmo i suprematisti e che prima erano anche (ma non solo!) i nazisti, questo popolo era destinato a comandare su tutti gli altri. Non commettiamo l’errore di pensare che fosse una deriva ideologica. Gli indoeuropei hanno sempre conquistato, sottomesso, distrutto. Lo hanno sempre fatto, con il nazismo finalmente lo hanno rivendicato come proprio destino culturale. Almeno sono stati chiari. indoeuropei, Ariani, nazismo, suprematismo, controllo del mondo. Ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando, di cosa nacque in quelle antiche steppe ucraine?
Il mondo indoeuropeo si può considerare quasi perfettamente coincidente con l’Occidente come lo si intende attualmente. Ne rimangono fuori solo l’Iran e l’India (o per meglio dire, la classe dirigente indiana); e per quanto riguarda l’Iran non si può non notare come l’attuale confrontazione e guerra sembri proprio uno scontro fra simili; fra mentalità che si assomigliano molto.
Il Viaggiatore Critico è preso da vertigine quando pensa a come un movimento cominciato millenni fa nelle steppe ucraine sia ancora in movimento, abbia conquistato mezzo mondo e che sia stato un fattore primario nella storia mondiale. Mettiamoci un po’ di date. La cultura originaria dei popoli indoeuropei nel suo luogo originario affonda nell’Età del Rame, quasi 6.000 anni fa. Per un migliaio di anni si hanno dei movimenti limitati alle regioni vicine. Verso il 5.000 da oggi incomincia lo spostamento verso ovest e ci vorranno circa 700 anni per arrivare in Spagna. Molto più tardi gli sfondamenti verso Iran e India ed anche in Asia centrale.
Ancora una volta è centrale nella nostra storia e nella nostra cultura il tema del viaggio, dello spostamento, della migrazione. Non posso non vedere nel nostro amore del turismo una lontanissima eco del vigore che assaliva i primi indoeuropei quando lasciavano le steppe ucraine per andare verso l’ignoto ovest, con armi e bagagli, per non tornare mai più indietro.
L’Occidente è in crisi, da tempo, sempre di più e sempre più chiaramente. I popoli originari dell’America Latina levano la testa, gli africani si scrollano di dosso le potenze coloniali, sia pure con alterni risultati, i paesi occidentali sono meta di individui che indoeuropei non sono, la Cina prende il primo posto. Il campione degli indoeuropei, gli Stati Uniti, precipitano in una cupa dissoluzione. Al Viaggiatore Critico piace pensare che non si tratti di una crisi politica od economica o valoriale. Ma di uno storico ribaltamento antropologico. Così come gli Yamnaya erano portatori di tecnologie e di un vigore che spazzò i popoli neolitici di mezzo mondo; così i loro discendenti hanno esaurito quella spinta propulsiva e stanno subendo la marea montante del popolo cinese a cui si affiancano tutti gli altri in cerca di una loro via all’indipendenza. Assisteremmo dunque ad un cambio totale dei parametri ed ad una sostituzione della mentalità egemone e dei valori condivisi dalle etnie che stanno diventando dominanti.
In questo quadro la feroce opposizione che le destre europee scatenano contro i disgraziati immigrati dal sud del mondo, non sarebbe mero espediente elettoralistico, ma un (forse non consapevole) colpo di coda del peggiore retaggio indoeuropeo.
Sia ben chiaro che in nessun modo il Viaggiatore si illuda sul fatto che i nuovi popoli dominanti saranno meno crudeli, assassini, sopraffattori e infami degli indoeuropei. Non lo crede e proprio non ci spera. Saranno diversi, già si vede come i cinesi stanno percorrendo nuove strade, poco comprensibili all’Occidente. Sarà un altro tentativo sul cammino lungo ed inutile dell’umanità.