Le scritture degli analfabeti

Viaggiare con calma ed attenzione porta a delle scoperte emozionanti. Come questa che lega pescatori portoghesi e allevatori lapponi di renne. Analfabeti e scrittori.

Il primo luogo da visitare è Povoa de Varzim, a una trentina di chilometri a nord di Porto, in Portogallo. Ora è diventata un’anonima cittadina balneare, ma, in passato, fu un importante centro di pesca sia per la famosa sardina portoghese, che per gli altri pesci. Erano centinaia le famiglie di pescatori che si dividevano la spiaggia, dove tiravano in secco le barche ed il lungomare, dove asciugavano, riparavano, conservavano le reti e gli innumerevoli attrezzi del loro difficile mestiere.  Attrezzi tutti uguali, ma che dovevano essere riconosciuti dai rispettivi proprietari senza lasciare spazio a dubbi e a dissapori che una comunità in costante necessità di mutua solidarietà non si poteva permettere

Alcune sigle dei pescatori di Povoa. (Foto da http://www.freguesiapovoavarzim.pt/uniao-das-freguesias/freguesias/simbolos/ )

Nei secoli si affermò quindi l’usanza di scegliere un simbolo geometrico come “firma” da apporre su ogni oggetto. Ogni pescatore aveva il suo simbolo e lo incideva sui suoi oggetti. I figli di quel pescatore adottavano lo stesso simbolo, aggiungendovi una linea, il primo figlio, due il secondo e così via. In quella società l’erede dei beni del padre era l’ultimogenito; mentre gli altri fratelli uscivano a pesca con il padre (almeno fino a che non si erano fatti la propria famiglia e la propria barca) l’ultimo nato restava a casa in compagnia della madre. In questo modo, anche se gli uomini della famiglia fossero periti in mare, tutti insieme,  almeno uno sarebbe rimasto per mantenere la madre. Quando, poi, il padre, avesse deciso di smettere di pescare e fosse rimasto a casa, tutti i suoi beni, compreso il simbolo, sarebbero passati al minore dei figli che avrebbe cominciato la sua vita di pescatore. In questo modo il simbolo non avrebbe avuto bisogno di essere modificato nel passaggio dal padre al figlio.

Ognuno degli altri fratelli avrebbe trasmesso il proprio simbolo ai figli, i quali avrebbero aggiunto una linea se primogenito, due se secondi, tre se terzi. Quindi, il simbolo del nonno e capostipite si sarebbe conservato con le successive aggiunte di varie linee ad ogni generazione, fino a formare dei simboli in cui era possibile riconoscere un vero e proprio albero genealogico.

Ogni abitante di Povoa era perfettamente in grado di “leggere” questo strano alfabeto e avrebbe indicato con certezza il proprietario di ogni oggetto. Ciò che per gli estranei alla comunità erano solo scarabocchi, per loro erano scritte piene di significato.

Si arrivava al punto di disegnare sulla lapide tombale il simbolo del morto, invece del nome, che ben pochi avrebbero saputo leggere. Il visitatore avrebbe facilmente capito che lì giaceva il tale, figlio di, nipoti di, pronipote di….

Un sistema del tutto simile lo ritroviamo fra gli allevatori Lapponi o Sami, in Finlandia. Le renne vivono libere in branchi, ma ognuna di loro ha un proprietario; una volta l’anno vengono raccolte in un recinto. I piccoli restano sempre accanto alla loro madre; uno alla volta verranno catturati al lazo e marchiati come la madre.  La marchiatura consiste in tagli ed incisioni praticate in entrambi gli orecchi dell’animale. La forma e la successione dell’insieme degli intagli indicano con chiarezza il proprietario della renna. Anche in questo caso ogni allevatore utilizzerà il marchio della propria famiglia a cui avrà aggiunto un ulteriore segno che lo identificherà con certezza. Una specie di nome e cognome, insomma. L’operazione è un pò truculemta e sanguinaria, ma sembra che le ferite guariscano rapidamente.

I modellini di orecchie di renna con i marchi del proprietari sulle quali i bambini Sami imparano a leggere questo strano “alfabeto”. (Foto da https://www.kookynet.net/951.html)

Anche fra i Sami la comprensione della simbologia è un fatto comune. I più esperti arrivano a riconoscere fino a 600 nomi diversi. Le autorità comunitarie stampano dei libretti con tutti i simboli utilizzati. Una specie di elenco telefonico degli allevatori nel quale al posto dei numeri ci sono le successione degli intagli. Ai bambini vengono date delle orecchie di cartone, già intagliate, sulle quali imparano a leggere. Quando lo sapranno fare bene potranno andare ad occuparsi delle renne in modo da riconoscere il proprietario di ognuna di loro e comportarsi di conseguenze, nelle varie operazioni.

Queste informazioni non vengono dai libri o da Internet, ma dalla visita del Museo Municipale di Povoa de Varzim e del Museo della cultura Sami di Inari. E dalle discussioni con il personale di questi musei, felice di poter scambiare quattro chiacchere con uno dei rari visitatori quotidiani.

Perché il viaggiare è questo: intuire tracce che legano gli uomini, nella diversità.