Il Cammino di Santiago

Lungo è il Cammino. Foto di José Antonio Gil Martínez via Wiki Commons

Il Cammino di Santiago è certamente uno dei maggiori e più incredibili fenomeni turistici degli ultimi 30 anni in Europa. Lo sviluppo, la notorietà e i numeri che questo percorso ha raggiunto non hanno uguali.

La geografia la conosciamo tutti: oltre 750 km che vanno dalla mitica Roncisvalle sulla frontiera francese fino a Santiago de Compostela in Galizia. Tutti su percorso quasi dedicato ed abbondantemente segnalato con la famosa conchiglia del pellegrino. Altri cammini di Santiago si sono aggiunti negli ultimi decenni. La destinazione è sempre la stessa ma la partenza è dal Portogallo, dall’Andalusia, dalla Catalogna o addirittura da remoti paesi europei per arrivare a Roncisvalle.

Anche la storia è conosciuta. Pellegrinaggio famosissimo nel Medioevo era la terza destinazione religiosa dopo Roma e Gerusalemme. Occupata questa dagli arabi, Santiago divenne la seconda, forse la prima come affetto che i pellegrini gli tributavano. Andare a Santiago rappresentò per molti e per secoli l’avventura, il viaggio, la libertà dai vincoli della vita quotidiana. Al di là degli aspetti religiosi il pellegrino medievale ed il turista moderno hanno moltissimi tratti (pregi e difetti inclusi) in comune.

Poi i tempi passarono, ma la forza del Cammino di Santiago non si spense del tutto e bricioli di attività rimasero; alcuni devoti continuarono la tradizione. Partivano dalla frontiera francese ed arrivavano a Santiago, sempre a piedi e con la loro conchiglia fissata sul mantello. Ad ogni comune avevano l’abitudine di farsi mettere un timbro su un libretto. Negli anni ’70 chi fosse arrivato a Santiago con tutti i timbri giusti, aveva il diritto di passare una notte gratuitamente nel Parador di quella città, hotel di gran lusso. Questo per dire quanti pochi fossero i pellegrini che facevano tutto il percorso.

A questo punto San Giacomo (Santiago) deve aver fatto un miracolo. Per l’abilità di qualcuno o forse (più probabilmente) per un fortuito ed irrepetibile insieme di circostanze favorevoli, il Cammino di Santiago è sbocciato ed in 20 anni è diventato il campione assoluto dei percorsi di trekking a livello europeo e direi anche mondiale. Un successo senza precedenti. Tutti lo hanno fatto o lo vogliano fare o lo faranno; anche gente che di camminare non ne mastica molto.

E’ stato ben segnalato e durante tutto il percorso sono sorte centinaia di imprese turistiche che offrono dormire, mangiare e bere ai camminanti. Il giro d’affari è colossale e il Cammino ha ridato fiato a quelle molte zone agricole e povere che attraversa. Il percorso è in realtà del tutto fittizio. Ai tempi i pellegrini vivevano di elemosine e di piccoli lavori; non potevano quindi passare tutti sullo stesso percorso; si disperdevano su ampli territori convergenti verso Santiago, ma ognuno faceva il suo percorso. Oggi, invece la direttrice è unica. E ciò crea forti scompensi fra il paesino attraversato dal Cammino in cui fiorisce l’economia del viandante ed il paesino accanto ormai morente. In altre parole, mentre nel Medioevo si aveva la massima dispersione dei pellegrini, con il capitalismo si ha la massima concentrazione dei turisti. Così anche i capitali investiti si concentrano e i profitti si massimizzano. Potenza del denaro!

Ormai l’aspetto religioso del Cammino è assolutamente marginale; i turisti sembrano molto più interessati a soddisfare la carne che a purificare l’anima. Nonostante ciò, molti degli ostelli che costellano il percorso sono in mano religiose. In alcuni casi sono esercizi economici come tutti, in altri casi vi è ancora uno spirito da antico “ospedale per pellegrini”, ad esempio a Roncisvalle o a Ponferrada, dove ci sono anche dei volontari che cercano di riparare i piedi piagati dei camminanti, con grande spirito di servizio al prossimo; specie se si tratta dei poveri piedini di belle figliole.

Perché, in realtà, nel  fiume di persone che vanno verso Santiago prevalgono i giovani. Il motivo è chiaro: si parte all’avventura, le forze non mancano, i prezzi degli ostelli e del cibo sono molto bassi, si trova facilmente compagnia, cammin facendo. Ogni sera è una festa, si beve molto, non si balla perché fanno male i piedi, ma si intessono relazioni. Insomma una bella passeggiata pagana che ricorda un po’ quello che fu, in tempi passati, il pellegrinaggio alla Vergine del Rocio.

Camminanti e tipi strani. Foto di Jose Luis Cernadas Iglesias via Wiki ommons.

Non ci sono tappe prefissate lungo il Cammino di Santiago. Si parte e ci si ferma dove si vuole, tanto si è sicuri di trovare un ostello ogni pochi chilometri; l’unico inconveniente può consistere nel trovarlo pieno e di dover proseguire fino al seguente o a quello dopo ancora. Può essere un po’ angosciante. Per questo motivo c’e’ una certa tendenza a fermarsi abbastanza presto, nel pomeriggio. I più furbi dormono fuori dell’ostello, nel sacco  a pelo o sotto una tendina, usufruendo (a pagamento) dei servizi dell’ostello ma evitando gli inconvenienti del trovarlo “completo”.

Si trovano soprattutto ostelli con camerate, in cui si dorme nel proprio sacco a pelo. Ma ci sono anche pensioni con camere normali; molto spesso la struttura ha sia la camerata per i giovani e gli sportivi sia le camere per un pubblico più calmo. I prezzi sono sempre modici. I mille locali dove si può mangiare offrono spesso il “piatto del pellegrino” abbondante, nutriente ed economico, anche se non buonissimo. Prevalgono le patate. Ma si trovano anche piatti normali, per la sera.

Ad ogni modo una vacanza lungo il Cammino viene ad essere molto economica e qui sta uno dei segreti del suo successo. Aspetto che altri cammini, come la Via Francigena, non sono riusciti a replicare.

Non essendoci tappe prefissate ognuno è libero di fare i chilometri quotidiani che preferisce. I meno esperti ne faranno una quindicina, i più incalliti vanno anche a 50. Finiscono per formarsi dei gruppi spontanei di persone che hanno la stessa velocità di crociera: ci si conosce all’ostello, ci si ritrova il giorno dopo in cammino, si pranza insieme, si torna a ritrovarsi il giorno dopo ad una sosta, si scambiano impressioni e consigli, si sparla degli altri camminanti, si calcolano quanti diavoli di chilometri mancano alla fine. Ci si sente far parte di una porzione di umanità che si muove concorde verso un obbiettivo; una specie di esodo, di transumanza, di calata dell’orda barbarica. Un fiume di gente sofferente per la stanchezza, ma soddisfatta di far quel che fa. E questi non sono sentimenti frequenti, di questi tempi.

Alcuni fanno tutto il percorso di 750 chilometri; molti altri ne fanno una parte: tre giorni, dieci giorni, quindici giorni di cammino; altri ancora ne fanno un certo pezzo il primo anno; il secondo lo riprendono da dove lo hanno lasciato l’anno precedente e così via fino a concluderlo. Pochissimi fanno l’andata ed il ritorno. Quest’ultimo è molto difficile perchè le indicazioni ci sono solo per l’andata e non per il ritorno.

Tipico ostello in un paese della Galizia. Di strutture così ce ne sono centinaia. Foto di Pacopac via Wiki Commons.

Non c’e’ niente di veramente interessante nel Cammino di Santiago classico. Si scavalla una montagna abbastanza erta, ma non bella, o Cebreiro; la discesa dei Pirenei offre bei paesaggi, fra i fiumi nei quali il giovane Hemingway pescava le trote. Molto altro non c’e’. E’ l’atmosfera che si crea fra i camminanti il vero segreto del successo di questa iniziativa turistica.

Poi si arriva a Santiago ed è tutto finito.