Isola di Fogo, Capo Verde. La fine di una storia complicata ed istruttiva.

Il lato brutto della bella vicenda finora narrata ha un nome ed un volto.

La popolazione di Cha das Caldeiras è una popolazione montanara, abituata alle difficili condizioni del luogo, arido, a volte freddo, ostile, solitario. Nelle isole di Capo Verde la violenza è assai diffusa, probabile retaggio delle angherie commesse dai Portoghesi; gli abitanti di Cha non sfuggono alla regola: molte botte ai bambini e alle donne, le quali non risparmiano coltellate. Profondi odi fra gli uomini, alcolismo devastante, un antico omicidio legato ad un furto di fichi. Una popolazione in perenne fregola, in quella frenesia sessuale tipica del mondo africano lusofono: molte le storie di corna. Sordi rancori intestini covano nella popolazione.

In questo difficile amalgama trova il modo di emergere ed imporre la sua volontà un uomo. In questo percorso è accompagnato da sua moglie, appartenente alla famiglia dello storico Presidente della Repubblica di Capo Verde.

Quest’uomo, conosciuto con il soprannome di Neves, riesce a forza di costanza, ingegno, abilità, carisma e moltissimo pelo sullo stomaco a diventare assolutamente centrale nei rapporti con i progetti di cooperazione internazionale.

Sarà il Presidente della Cooperativa degli agricoltori di Cha che producono il vino e gestiscono il bar e l’alberghetto e lascerà la sua carica solo al figlio, ancor più spregiudicato. Tutto passa per le sue mani; distrugge chi osa mettersi di traversa alla sua corsa.

Deciderà le quote che ogni produttore di uva può consegnare alla cantina. Il maggior fornitore è certamente lui stesso; gli altri, se vogliono consegnare devono pregarlo. Ad alcuni lui compra l’uva, a più basso prezzo, e poi la consegna come se fosse sua.

Controlla la vendita delle ricercatissime bottiglie. Molte le compra lui e le rivende ai negozianti a più alto prezzo. Usa la macchina del progetto senza misura. La moglie riceve uno stipendio dal Ministero dell’Agricoltura senza fare un minuto di lavoro. Quindi compra l’uva a meno e rivende il vino a di più, doppio guadagno.

Tiene in mano una contabilità che nessuno può relamente controllare. Impedisce a uno o due altri produttori “evoluti” di entrare nella cooperativa per non dover render conto a chi sarebbe in grado di controllare la gestione e la contabilità e di smascherare le sue frodi. Aizza contro di loro il resto degli abitanti di Cha.

Impedisce che i fondi disponibili per il turismo siano distribuiti fra le case che fanno da B&B per effettuare dei lavori di miglioria e renderli più facilmente proponibili ai turisti. migliorarle. Fa una tremenda battaglia perchè siano tutti spesi nella costruzione di una struttura e-nova. Che lui ed il figlio controlleranno impedendo che i proventi del turismo vadano ripartiti fra la popolazione.

Insomma, il miscuglio di un patriarca, un feudatario, un caporale, un padrone, un mafioso, soprattutto.

Le ONG che gestiscono i progetti, sostanzialmente il COSPE, si inginocchiano di fronte a costui. Egli permette loro di lavorare senza inconvenienti; è la cinghia di trasmissione fra il progetto e la popolazione. Basta parlare e mettersi d’accordo con lui e tutto scorre. Si parla con il feudatario, il popolo seguirà. Ti metti contro il feudatario? Il progetto collasserà e i finanziamenti (stipendi per il personale italiano compresi) si asciugheranno.  Una perfetta complicità. A spese dei veri interessi dei piccoli produttori di uva e dei contribuenti italiani ed europei che sarebbero stati contenti di aiutarli: i piccoli produttori, non il feudatario ed i tecnici italiani.

E tutto gestito con grande senso della misura. Un minimo di benefici a tutti, comprare i più in vista (aumentando le loro quote di uva consegnata alla cantina), non smuovere le acque, far apparire tutto liscio. Del resto, gli abitanti di Cha sono così rozzi, poveri e sottomessi che non potranno controllare, rivendicare, reagire. Il perfetto gregge.

Ma vi è una giustizia, purtroppo cieca e crudele.

Nel 2014 una nuova eruzione, gravissima, distrugge quasi completamente il paese, compresa la cantina, il magazzino, il bar e l’alberghetto. Nessun danno alle persone, ma tutto è perso. La popolazione è evacuata e questa volta ben diffcilmente potrà tornare. Il video è bellissimo ed è fatto proprio da un discendente del Montrond francese. Interviene l’esercito: le botti con il vino, le attrezzature, i materiali vengono portati via dalla cantina, costeggiando il fiume di lava. Indovinate dove vengono portate. Naturalmente a casa del boss, che è stata del tutto risparmata dal vulcano!

Il Viaggiatore Critico consiglia molto fortemente la visita a Cha das Caldeiras. Il luogo è stupendo, il paese non esiste più e questa storia è stata raccontata.