Fasulla Firenze

L’Antico Vinaio in Via de’ Neri. Il locale In Italia, in Europa, nel mondo, non so più, con più recensioni su Tripadvisor. Su questa si basa la fama. Il propietario invitato alle conferenze sul successo commerciale. Ora ha paerto altri due locali accanti. Una fabbrica di panini, la coda sempre. Una città piegata al profitto, allo sfruttamento del turista. Che vi si presta, beato e beota….

Firenze è ormai diventata un parco tematico del  Rinascimento. E ciò per la gioia dei suoi bottegai (e degli enormi capitali che vi sono stati investiti in alberghi e in appartamenti per affitti turistici) e per il dolore degli altri abitanti.  Questo stato di cose porta molte aberrazioni, fra le quali una è particolarmente sgradevole, per i turisti; il Viaggiatore Critico si mette sempre dalla loro parte.

Un numero importante di esercenti, che si dedicano a fornire pessimo cibo ad alti prezzi ai poveri turisti, considerati (con arrogante disprezzo) solo dei pennuti e quindi immediatamente spennati (o delle vacche e quindi munti) ha pensato bene di camuffare i loro tristi antri commerciali da botteghe tradizionali. Un pò come a Las Vegas si ricostruisce il Colosseo o le Piramidi, per estorcere più soldi ai malcapitati.

Incominciò una di quelle nobili famiglie fiorentine che hanno rinverdito (nel senso di verde dollaro) gli allori grazie alle viti e di lì è stato un dilagare senza freni, senza fantasia, senza intelligenza. Una gara a copiare, a fare come gli altri, in una assurda fiera dell’ovvio.

Per prima cosa il nome del locale: “Vecchio” o “Antico” è d’obbligo; poi “Fattoria”, “Bottega”, “Vinaio”, “Vendita”, “Corte”. Poi gli sporti, l’entrata: sempre di legno naturale, di foggia primi ‘900, un pò ridondanti e fasulli come una moneta da tre euro.

Pavimento in finto cotto, arredi da bottega tradizionale: tavolini di marmo, banconi di legno, sedie impagliate. Ma soprattutto l’immancabile e troneggiante affettatrice degli anni ’50, rossa e cromata, o le bilance, della stessa foggia. Tutto fittizio, fintamente alla buona, come casuale; l’impressione generale è leziosa, fasulla, stucchevole, appiccicosa. Io fiorentino, mi sento grandemente preso per il culo, da questi cialtroni. Nemmeno morto entro in quei locali e mi fanno molta pena quei turisti che lo fanno.

La strategia commerciale di questi bottegai è chiara: hanno sentito dire che non bisogna vendere cose, ma trasmettere la cultura che vi è dietro. Questa è la favola che ha permesso il miracolo turistico toscano. Non si vendono cose, ma atmosfere, storia, cultura. E siccome queste cose non hanno prezzo ecco che i prezzi applicati dai bottegai crescono…. La qualità può essere pessima, ma si riempiono la bocca con lo story telling. Una truffa, nient’altro che una truffa.

Anche la macelleria Falorni, a Greve in Chianti, una volta eccellente, è diventata commercialissima. I suoi salumi toscani si sono “tedeschizzati” per incontrare i gusti dei clienti numericamente dominanti.

E’ una enorme panzana che stravolge totalmente la “vera cultura toscana” trasformandola nella “visione che gli stranieri hanno della cultura toscana”.  Hanno trasformato una regione in un esperimento di marketing. E questi ignorantissimi bottegai hanno applicato la ricetta, probabilmente senza nemmeno capirla. Fanno finta di essere qualcosa che loro nemmeno sanno cosa è. Come possono riesumare il passato se non lo conoscono, non lo capiscono e soprattutto hanno come unico interesse guadagnare indebitamente un euro in più sul loro vile panino?

Frigoriferi a vista, diettamente sulla strada, a mostrare la bistecca alla fiorentina. Che tristezza, che povertà, che insulsaggine, che truffe…

Il loro cibo è dozzinale: affettati industrialissimi, focacce che di toscano non hanno niente, magari anche la pizza napoletana o i tramezzini romani, finti cantucci di Prato, schiacciate con l’olio di semi per riparmiare anche su quello. Vini al bicchiere, spesso senza vedere l’etichetta. Prezzi sconsiderati. E i turisti abboccano, come fanno al Mercato di San Lorenzo.  E molti vanno in questi finti alimentari sperando di spender meno che nella miriade di altrettanto falsi ristoranti che imperversano nel centro storico.

E li vedi moltiplicarsi questi buchini, nelle principali vie del centro storico, con una tristissima, ma carissima, offerta gastronomica. E dietro al banco ragazzotti senza nessuna professionalità, ma con una prosopopea vasta come la loro ignoranza.

Questa moda del finto vecchio è durata una ventina d’anni, ora sta finendo e ci si butta verso il minimalista (i bottegai sono perennemente in ritardo sulle tendenze, troppo distratti a contare i soldi), così si risparmia anche sugli arredi.