I mali di Creta

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Questo non è la terrazza di un ristorante; è la banchina del porto di Retimno, occupata integralmente da un ristorante. 

Creta, la cui visita è pur consigliabile, ha un sacco di problemi da un punto di vista turistico. E’ un eccellente esempio di come non bisognerebbe fare. Le cause sono molte.

Per prima cosa vi arrivano, con un gran numero di voli, diverse compagnie low cost. Viaggiano da aprile ad ottobre, Ryanair ha la ua base a Chania, altre ad Iraklion. La quantità di gente che arriva è impressionante; i più sono ragazzotti/e del nord europa che si sfondano d’alcol e si aggirano abbrostoliti per la stradine di Chania. Il porto è ridotto ad un luna park di ristoranti, barretti e bancarelle. Da lì i più organizzati si sparpagliano per il resto dell’isola, affittando auto a bassissimo prezzo (almeno non nel pieno della stagione) o usando i bus pubblici. Ed è il tracollo della circolazione e dei trasporti. Ovvio, in un’isola molto montagnosa, dalle strade difficili. Il popolo delle creme solari staziona soprattutto sulla costa settentrionale, spingendosi in pochi luoghi di quella meridionale.

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Pessima edilizia turistica fin sulla spiaggia in un borgo della costa meridionale di Creta. Eppure il luogo sarebbe bellissimo.

Poi, si sa, il greco è un popolo levantino, certo poco incline a fornirsi di regole e a rispettarle. Quindi si è edificato dove, come, quanto e quando si poteva; è sorta una babele di scatole di cemento malamente sovrapposte. Costruzioni al risparmio, quasi sempre, quindi brutte, fatte male e in via di rapido degrado. Il problema non è nemmeno tanto la cementificazione, anche se selvaggia: è la cementificazione selvaggia bruttissima. Tanto i suddetti ragazzotti/e sono talmente ubriachi che non se ne accorgono nemmeno e dormono ovunque. Della famosa architettura greca tradizionale con le sue casine bianche sovrapposte è rimasta l’idea di base e questo sarebbe anche un bene; ma l’esecuzione è catastrofica.  Sui fianche di queste aride colline a mare, degradano cascate di camere, terrazzini e ristoranti soffocati da insegne arrugginite dal salmastro che si contendono lo spazio con bouganville polverose. Scoraggiante, di fronte all’azzurro del mare che Omero cantò.

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Fortunatamente c’e’ sempre l’insalata greca che ci salva dalla pessima cucina per turisti….

Lo stato greco è impoverito dalla corruzione dei vecchi governanti e dalla tracotanza dei tedeschi che hanno dettato le regole dell’Unione Europea. Non si può certo sperare che vi siano soldi per il decoro degli spazi pubblici. Non meraviglia quindi lo stato di abbandono, sporcizia, degrado, sciatteria in cui versano strade, vie, piazze, subito fuori dai centri. Proprio là dove sorgono le nuove babeli turistiche. Molto ben tenuti, invece, i centri delle città e di alcuni paesi.

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Il bel porto di Chania, carico di storia è ridotto ad un mercato. Un brutto mercato.

Il turismo è un commercio ed i commercianti sono spesso senza freni. E ciò, in un contesto dove il potere pubblico c’e’ poco o guarda colpevolmente altrove, provoca delle aberrazioni. Ad esempio i lungomari o le banchine dei porti, di tutte le località che ne dispongono, sono occupati da bar e ristoranti in un modo tale che per passare resta un piccolissimo spazio conteso dai camerieri che servono i tavoli e dai buttadentro che arrivano a sbarrarti la strada per farti sedere ai loro tavoli. Insopportabile, insostenibile, una indecente gazzarra.  E ciò proprio in Grecia che è il luogo dove il concetto mediterraneo di bar ha raggiunto dei meravigliosi apici di comodità e di raffinato buon gusto. Infatti i bar per i greci sono comodi, larghi, con bellissime poltrone e buon servizio, pur mantendo dei prezzi moderati. Quelli per i turisti sono angusti, ristretti, sovraffollati, di cattiva qualità e cari; ma sul lungomare….

Un’altra croce è il cibo. La cucina greca avrebbe anche degli aspetti gustosissimi; ma in quei ristoranti/mangimifici per turisti si mangia male: pochissimi piatti, cibo tirato via e che insulta la varietà ed il gusto della cucina greca tradizionale. Perchè non riescono a fare niente di meglio?

Le versioni sul carattere dei greci, in generale, sono assai variabili. C’e’ chi li adora in quanto figli dei nostri padri culturali e chi li detesta in quanto inaffidabili e pien di sotterfugi. Come che sia, i cretesi che si dedicano al difficile mestiere di mungere i turisti, sono spesso sgarbati, altezzosi, sbrigativi e scostanti. Da augurargli che i turisti li disertino.

I prezzi a Creta restano comodi. Ma arbitrari. Le camere, al di fuori dei centri principali, hanno una specie di prezzo fisso, che siano belle o brutte, al mare o in montagna, in un bel posto o in uno brutto. Nessuna politica dei prezzi; assalto ai turisti, a prescindere da quel che gli si da.

In una situazione come quella greca non ci si può aspettare una politica turistica che punti a diminuire la concentrazione dei turisti sulla costa, spostandoli nell’entroterra; e nemmeno una promozione dei prodotti locali. Non si pensa ad una differenziazione delle mete per favorire i trekking (che non siano nelle affollattissime gole di Samaria) o a favorire dei soggiorni in montagna per sfuggire al caldo. Non parliamo poi di navette turistiche per diminiire il traffico.

Ed infatti quasi niente di tutto ciò esiste. E’ un arrembaggio continuo in cui un luogo con potenzialità infinite viene consumato nel peggiore dei modi, svilendo il turista e deprimendo i cretesi. Una via senza rimedio, una sconfitta certa, un gran peccato.

Creta merita comunque un viaggio, ma mi vien da piangere a pensare a come l’hanno ridotta.

 

 

Hotel Iberostar Ensenachos, Cuba. Un incubo!

La faraonica facciata posteriore del corpo centrale

Le coste dell’isola di Cuba sono costellate da molti isolotti, piccoli, bassi sul mare, riuniti in mini-arcipelaghi. Sono ricoperti dallo stupefacente bosco di mangrovie e circondati da lunghe spiagge di fine sabbia bianca ombreggiata da palme; siamo ai Caraibi!!

Tali isolotti sono naturalmente finiti nel tritacarne del turismo dei charters e sventrati dalle costruzioni e dall’uso intensivo.  Uno degli isolotti si chiama Ensenachos ed è completamente occupato da un hotel, dal medesimo nome dell’isola, appartenente alla catena Iberostar. Vi ho soggiornato per quattro lunghi giorni, perchè a volte mi voglio proprio male. Questi sono gli alberghi alternativi alle case private.

Ensenachos fa parte dell’archipelago di Santa Maria, unito alla terraferma da una recentissima strada di decine di km che calpesta diversi isolotti e crea barriere alla circolazione delle acque della laguna. In questo modo tutto l’equilibrio della laguna e della vita che contenava è stato sconvolto.

L’intero isolotto ed il suo bosco sono stati asserviti alla costruzione di questo mutliforme albergo: una parte centrale, una lunga serie di edifici ottoganali con patio interno comprendente ognuno una ventina di camere ed una serie di corpi con piscine e servizi vari. Il tutto è grandissimo, ci si sfinisce a camminare dalla camera alla spiaggia, al ristorante, al bar, alla piscina, km e km alla fine della giornata. Si prende allora uno dei numerosi mezzi elettrici, condotto da appositi autisti, che sfrecciano in su e in giù sugli stessi percorsi usati dai turisti – pedoni con rischi di investimenti.

E’ tutto numeroso all’Iberostar Ensenachos: centinaia le camere, quattro le piscine, una decina i ristoranti e punti di ristoro, alcuni aperti 24 / 24,  altrettanti i bar. Purtroppo è tutto terribilmente monotono.

I clienti godono della formula all- inclusive: puoi mangiare e bere tutto quello che vuoi, dove vuoi, o quasi. La sera spettacolino musicale e discoteca.

L’aspetto generale è pretenzioso e massiccio, per niente accogliente. Stona soprattutto la maestuosità delle strutture inserite violentemente nella natura tropicale, che si vendica dell’oltraggio degradandole grazie all’attacco dalle temibili muffe caraibiche che ne erodono vernici e cementi.

Si vive in un mondo fittizio dove Cuba è assente e  la dolce natura tropicale è schiacciata da questa dura presenza estranea ed estraneante.

Non tutti i turisti sono uguali ed al vostro arrivo vi mettono al polso un braccialetto di questo o quel colore, a seconda di quanto hai pagato. In base a ciò avrai il diritto di accedere a questa o quella piscina / ristorante. I ristoranti, falsamente tematici, vanno prenotati e puoi andarci solo una volta ogni due o tre giorni; gli altri giorni devi andare all’infernale mega self-service dove fai anche la colazione ed il pranzo.

E’ situato nel corpo centrale dell’albergo; una grande stanza circondata da buffet e due o tre sconfinate sale dove consumare il cibo, se tale nome può adattarsi a quel che viene ammannito.

L’hotel è frequentatissimo da canadesi e il Canada è certamente il luogo dove ho peggio mangiato in vita mia. Quindi, per far sentire i canadesi a casa loro, il buffet è pieno di ogni grazia di Dio, ma tutto di una qualità orripilante. Negli alcuni giorni che vi ho passato, ho mangiato di tutto, proprio di tutto, ma non ho potuto definire commestibile uno solo di quei cibi. E’ un risultato eccezionale, difficilmente raggiungibile.  Anche le bevande, nei diversi bar, sono scarsine e nonostante che tu possa chiedere gratuitamente tutto quel che vuoi, finisci per non chiedere più niente, scoraggiato dall’insipidità di ciò che ti si offre.

Le camere sono inutilmente vaste, come piazze d’armi, l’esatto contrario di un nido d’amore.  Si è pensato che la quantità di metri quadri potesse compensare la pochezza della qualità dell’accoglienza.

Il personale è mediamente gentile, ma spesso sbrigativo ed annoiato. La direzione del personale deve essere un pò razzista perchè i dipendenti afro-cubani sono scarsissimi e tutti dediti esclusivamente alla ramazza.  Gli spettacoli serotini sono brevi e tirati via, non lasciano ricordi; la discoteca, quando c’ero io, del tutto deserta. I miei colleghi ospiti, in generale, li ho trovati brutti ed anche un pò antipatici.

Unico vantaggio dell’albergo: in una porzione della spiaggia, indubbiamente assai bella anche se strettina,  è praticabile il nudismo, fatto assai raro a Cuba.