Il meraviglioso mercato di Tunisi

In primo piano la pasta rossa dell’harissa.
Gamberetti freschissimi a 3 euro al kg.
La zona verdure.
La zona del pesce, molto ben illuminata.

Son capitato al mercato alimentare di Tunisi e mi è piaciuto talmente tanto che ci son tornato quasi tutti i giorni che ho passato in città. Anche ora, all’idea di quel mercato, mi viene il sorriso sulle labbra. Che bellezza!

Sta a poche decine di metri dalla principale Avenue Bourguiba, vicino alla Medina ed accanto alla piazza della Porta di Francia, anche se non si capisce che c’entrino i francesi qua, sempre invadenti. E’ quindi centralissimo, in un quartiere abbastanza convulso. L’edificio da fuori è del tutto anonimo, ad un solo piano. Ma all’interno si scoprono scorci anche gradevoli, bei soffiti, piacevoli sistemi di copertura leggera nella parte degli ortaggi. Pur essendo affollato non ho mai avuto l’impressione della calca, dell’estrema ristrettezza degli spazi, del soffocamento da ingorgo.

Vi si trovano tutti i tipi di cibo.

E’ un mercato come tanti altri, ma ha un insieme di caratteristiche che ne fanno un luogo molto piacevole. Si può dire che è un mercato giusto. Vediamo perchè:

  • E’ un mercato vero: gli abitanti di Tunisi ci vanno a far la spesa. Non è per i turisti, anche se alcuni di loro ci vanno. Non ci sono banchi di robaccia cara e finta per i turisti. Non ci sono raffinati ristorantini romantici. Non c’e’ un food corner da centro commercilae come a Firenze.
  • Non è asettico come i mercati europei che sembra di entrare in un ospedale; in un luogo, cioè, dove la vita è in forse. Ma non è nemmeno sudicio e pien di mosche e di puzzo come molti mercati africani o sudamenricani
    I fiori di arancio, per fare distillai. L’odore è meraviglioso.

    dove ci sono angoli così bui da pensare che vi abiti il diavolo e che vanno scansati con timore. Il mercato di Tunisi ha quel giusto punto di disordine e sudicio che si confà ad un luogo affollato di persone e cose che arrivano e partono in continuazione. Nè troppo pulito, indice di inutile smanie igieniche, nè troppo sporco, indice di cialtronaggione e di mancanza di rispetto verso la merce ed i clienti.

  • I venditori sono gentilissimi. Sorridono, rispondono alle domande, ti fanno assaggiare, ti spiegano le differenze fra un prodotto e l’altro. Allo stesso tempo non sono invadenti, non ti tirano per la manica, non ti
    Due chioccioline?

    rimbombano il cervello con i loro richiami, non cercano di intmidirti e di rifilarti il pacco. Stavo cercando, spazientito, un certo banco e non riuscivo a trovarlo; un venditore, a cui chiedevo informazioni, mi ha preso per mano e mi ci ha portato, abbandonando la sua postazione.

  • Molti prezzi sono esposti e così non ci sono timori di truffe e puoi scegliere il prezzo che ti conviene. Se poi vuoi contrattare, come amano spesso fare gli arabi, lo puoi sempre fare.
  • La merce è presentata bene, ma con moderazione, senza quei barocchismi che si vedono spesso nei mercati marocchini (specialmente delle spezie) tesi a mascherare la pochezza della qualità con la sontuosità della presentazione.

Il reparto del pesce è particolarmente vivace e frequentato: tutti i banchi sono fortemente illuminati. Lo spazio a disposizione di ogni venditore è piuttosto piccolo e sembra che ci sia la tendenza a specializzarsi. Quindi ogni venditore avrà uno o pochi   prodotti. Purtroppo si fa scarso uso di ghiaccio e quindi, d’estate, a fine mercato, non so in che condizioni di freschezza si trovino i prodotti. Il pesce viene pultio sul posto, le bilance sono in vista del cliente. Anche in questo mercato, come a Pontevedra, vi è un localino, in un angolo, dove si può portare il pesce comprato sui banchi e farselo cucinare sul momento. Era sempre troppo affollato per cercare di fare l’esperienza, peccato.

Emozionante il settore dei datteri. Ve ne sono di molti tipi ed origini diverse. Sciolti od in scatola; alla rinfusa o sui loro grappoli. Anche i prezzi sono molto differenti. Il venditore ti lascerà provare tutti quelli che vuoi. ne verrà fuori una bellissima degustazione.

In primavera, nel settore degli ortaggi vengono vendute cataste di zagare, i fiori degli agrumi, di rose, di rami di geranio. Se ne fanno delle essenze per il cibo. In un angolo del mercato c’e’ il settore della piante medicinali (dove io ho comprato delle belle ghiande), in un altro delle piante ornamentali e dei fiori recisi.

I banchi più allettanti sono quelli dei sapori: olive di tutti i tipi, capperi grandi e piccini, sottaceti, peperoncini sottolio, spezie varie e, soprattutto, il re della cucina tunisina: l’harissa. E’ un peperoncino non piccantissimo ma molto aromatico. Viene venduto intero, seccato al sole o in forno, viene macinato grossolanamente o ridotto in farina. Oppure la farina viene mescolata all’olio ed al lievito divenendo una pasta: la vera e propria harissa. Tutti i diversi tipi di prodotto sono in bella mostra. Li guardi estasiato ed il venditore te li fa assaggiare uno ad uno. Esci con la bocca in fiamme. Te la sfiammi ai banchi del formaggio con della eccellente ricotta.