Honduras, inferno

Copan. Foto di Martijn.Munneke via Wiki Commons

Visitare l’Honduras è un po’ come fare una gita all’inferno. Quando se ne viene via tutto il resto pare bello. Ed è un peccato perche anche questo posto avrebbe i suoi lati interessanti e belli. (Siamo in America Centrale)

Le spiagge sul lato dei Caraibi, soprattutto sull’isola di Roatan, sono molto belle. Non dimentichiamoci che “l’isola dei famosi” è girata proprio in Honduras, nelle isolette dette Cayos Cochinos.

Sempre in quei paraggi, sulla terraferma c’e’ la zona dei Garifuna: interessantissima popolazione di Neri Caraibici con una cultura, una cucina, una lingua e delle abitudini tutte particolari. Fra di loro ritroviamo certi comportamenti, certo modo di vestirsi, soprattutto delle donne anziane, che caratterizzano anche la Giamaica, Antigua, le Antille francesi. Curiosi certi cappellini di tipo vittoriano che queste vecchiette arzillissime e linguacciute sfoggiano con orgoglio. Quella abitata dai Garifuna è una zona di lingua inglese, a differenza di tutto il resto del paese in cui si parla spagnolo. Vi si trovano cittadine sul mare, anche con belle spiagge.

Sempre in Honduras ci sono le magnifiche rovine maya di Copan, emozionanti ed incredibili. Quando volevano rimodernare ed ingrandire un loro tempio, questi maya avevano l’abitudine di costruire quello nuovo direttamente sopra quello vecchio, senza distruggerlo ed anzi lasciando un’intercapedine vuota fra l’uno e l’altro. Una specie di matrioska dei templi; e quello interno è visitabile, sia pure parzialmente.

Statua del dio azteco Xipe Totec rivestito dalla pelle di un uomo scorticato vivo. E’ quello che fanno ancora oggi las maras, le bande giovanili del Centro America. Foto di Mariordo (Mario Roberto Durán Ortiz) via wikicommons.

In Honduras vi sono porti pieni di vita, di pesce, di ristoranti; ed anche una fortezza spagnola molto ben conservato. E sempre in Honduras troviamo la vecchia città coloniale di Comayagua. E naturalmente non possono mancare le verdissime colline della catena montuosa centrale, smaglianti di vegetazione tropicale. La parte bassa è agricola, con la solita monotona successione di pascoli maltenuti. La piccola parte che da sul Pacifico è invece molto arida.

Quindi, perché non consigliare di passare una quindicina di giorni in Honduras alternando spiagge caraibiche, città coloniali e calde notti tropicali piene di vita? Perché non farlo e consigliare invece di non metterci piede?

Perché l’Honduras è la culla, il regno, il paradiso della violenza senza limiti, senza confini, senz’anima. E’ un posto tremendo.

Ci ho abitato per qualche mese e vidi ed udii cose orrende. Stavo a San Pedro Sula, seconda città del paese e principale centro economico ed industriale. Il centro della città era pericolosissimo per la le rapine. Bisognava spostarsi in taxi oppure camminare molto rapidamente e con decisione, andando diretti dove si doveva andare, senza lasciare il tempo ai malintenzionati di vedere lo straniero ed organizzarsi. Guardie armate ovunque. Al centro del supermercato, dal soffitto molto elevato, si ergeva una torre con degli uomini armati che controllavano dall’alto le casse e i clienti; come se fossimo durante l’ora d’aria in un carcere di massima sicurezza. Sul soffitto dell’ufficio di mia moglie si stampò una pallottola sparata in strada, mentre lei stava lavorando. Erano molto attive las maras, le bande urbane giovanili, di estrema violenza. Mentre ero lì, i componenti di una mara, con una eccellente manovra militare riuscirono a catturare sedici giovani del gruppo rivale. Li scorticarono vivi a tutti quanti. Letteralmente tolsero loro la pelle, come del resto erano soliti fare i popoli precolombiani; nei musei si vedono delle statuette in terracotta di persone scorticate.

Un giorno ero andato a far visita a mia moglie nel suo ufficio. Si occupava di diritti dei bambini. Stavamo chiaccherando quando entrò una donna, conosciuta in ufficio come attivista di un certo gruppo di donne sfollate a causa di un recente uragano. Portava un bimbo piccolissimo in collo. Notai lo strano colore del pelle del bambino; la donna pareva sconvolta. Ci avvicinammo, capimmo. Il bimbo era morto da un paio di giorni e lei lo portava in giro per chiedere aiuto, perché qualcuno si occupasse di loro.

Avevo un amico honduregno che mi raccontò che una volta era seduto in un bar e qualcuno gli sparò alle spalle. Lo sparatore era talmente ubriaco che lo mancò, limitandosi a fracassare qualche bottiglia. Una volta ristabilita la calma nel locale, lo sparatore si giustificò, scusandosi, col dire che si era sbagliato con un’altra persona. Semplicemente.

La strada che va da San Pedro Sula a Copan è assai importante, ben fatta e con molti tratti diritti. Ma nessuno ci passa durante la notte. Perché può succedere che venga presa dai narcotrafficanti, chiusa, illuminata con i fari delle macchine e trasformata in pista d’atterraggio per i piccoli aerei che trasportano la coca.

Una delle temibili vecchiette Garifuna, piene di pepe. Foto del National Garifuna Council.

Ero in fila al check in ad un aeroporto; la persona prima di me, un distinto signore vestito da latifondista (cappello di cuoio, cravattino pure di cuoio, stivaletti con il tacco) tirò fuori di tasca e consegnò alla ragazza del banco un coltello di almeno 20 centimetri, con elegante custodia. Le armi vengono consegnate al capitano e vengono poi rese ai passeggeri all’arrivo. In Honduras è stata messa a punto un’arma che consiste in un corto tubo di ferro con un colpo all’interno. Con un movimento a stantuffo il colpo parte. E’ una specie di pistola ad un solo colpo, ha poca gittata ed è poco precisa; ma può essere tenuta in tasca anche con pantaloni stretti, senza che venga notata.

I livelli di violenza e di corruzione della Polizia e dell’esercito sono inimmaginabili. I governi assomigliano più a delle bande di bucanieri. Le rivolte popolari degli anni ’70 furono sterminate in tutta la regione dell’America Centrale, con la lodevole eccezione del Nicaragua. I morti terribilmente ammazzati furono decine e decine di migliaia.

Tutta questa violenza viene da lontano. Erano violenti i popoli precolombiani, furono violentissimi quelle bestie dei conquistadores e colonizzatori spagnoli. All’indipendenza della Spagna, alcune famiglie, legate fra di loro, si impossessarono delle migliori terre del paese mantenendole sotto ferreo controllo e sfruttando come servi della gleba i contadini, spessissimo di origine, anche se inconsapevole, india. Poi arrivarono gli americani con le loro banane Chiquita, poi il liberismo sfrenato. Ondate su ondate di violenza, sopraffazione, disprezzo degli altri, razzismo, indifferenza sociale, ipocrisia.

Il risultato è questo; un posto invivibile, non solo per i turisti, ma anche per i locali, che, in effetti fanno di tutto per andarsene, anche con quelle infinite carovane, verso gli Stati Uniti.