Arcadia di terza scelta.

Ho il biglietto in tasca e sto per partire per Lisbona. Ho accorciato il viaggio, rispetto al tempo che avevo, di una decina di giorni e ciò non è un buon segnale. E son contento di andarmene e questo è un segnale ancora peggiore.

Dopo più di un mese che sono qua posso fare un bilancio, di risultato un pò modesto. Paesaggi belli, ne ho parlato molto, ma senza entusiasmi. Tutto molto bucolico, ma, alla fine, ripetitivo. Il mare è poco presente.

E’ la gente il punto dolente. Gentili, di quella gentilezza ruvida delle montagne, ma chiusi, veri isolani. Poco ciarlieri e dotati di dialetti oscuri. Poche, pochissime le persone con cui ho avuto una discussione interessante. Eppoi, tutti brutti come la fame. Di quella bruttezza triste che si avvince su se stessa in tremenda escalation. Tempo spesso infame. Mai freddo, ma vento, nebbia, pioggia quotidiani.

Insomma, una specie di Arcadia di terza scelta, con le pastorelle brutte, i fauni zoppi e zuppi di pioggia.

E per di più, ho sempre mangiato male e monotonissimo e non ho quasi mai trovato dei posti gradevoli dove sedermi a bere una o più birre. Barrucci, tutti, brutti e squallidi. Nessuna capacità di viver bene, da parte degli azzorriani. E non son per niente riuscito a far quel che volevo. Trovare un bell’appartementino vicino ad un porto simpatico e fare la vita di paese per un paio di mesi in un luogo moderatamente caldo e prossimo ad una spiaggia (di sabbia, non di ciottoli da un quintale l’uno).

In quest’ultima isola di Faial le cose sono andate ancora peggio. Poco paesaggio, ma ha il miglior porto delle Azzorre, ci sono passati e ci passano in molti, navigatori di tutti i tempi e personale dei cavi sottomarini. E la gente, come sempre nei luoghi di turismo, è financo sgradevole e maleducata. Un po’ meno brutti, forse, per l’apporto di sangue fiammingo del 1500.

Ho speso poco. Starò intorno agli 80 euro al giorno compresi tutti i numerosi aerei, carucci. Ho dormito fra i 20 e i 40 euro, in albergo e in B&B, sempre con bagno in camera, tutti impeccabili per pulizia e arredamento. Unica eccezione, guarda caso, l’italiano di Faja grande. Per mangiare alla locale meno di 10 euro; in buoni ristoranti meno di 20. Ma siamo in bassa stagione, d’estate la faccenda deve esser ben diversa.

In conclusione, mi son tolto lo sfizio delle Azzorre ed ho fatto bene; ma se vi dovessi consigliare di venirci anche voi, non lo farei. Buon viaggio.

 

Lajes di Flores, il comune più occidentale d'Europa
Lajes di Flores, il comune più occidentale d’Europa
 
I laghetti nella caldera di Corvo, fra la nebbiolina.
I laghetti nella caldera di Corvo, fra la nebbiolina.
Gigantesca Dracaena di Faial
Gigantesca Dracaena di Faial

Roba da Flores

Flores è una strana isola su cui avvengono strane cose. Eccone alcune, raccolte nei pochi giorni della mia permanenza:

Linda e il cellulare. Viaggiando in aereo (e non in barca!!) da Corvo a Flores (Azzorre) avevo tirato fuori di tasca il cellulare, per spengerlo, e lo avevo posato sul sedile, vuoto, a fianco. Al momento di arrivare, mi sono alzato dal mio posto e sono sceso dall’aereo senza pensare a prenderlo. Dall’aeroporto avevo preso un taxi per andare in un B&B ad una ventina di km, sull’altro lato dell’isola. Solo a sera tardi mi accorgo della mancanza del cellulare. La mattina dopo, vado di buona lena nel negozio accanto che fa anche da posto telefonico pubblico, per chiamare gli oggetti smarriti della compagnia aerea, in verità con poche speranze. Mentre sto lì con la proprietaria, signora Linda, a cercare il numero sull’elenco, arriva una telefonata dal capo dell’aeroporto che chiede alla Linda se per caso non ci fosse lì uno straniero che aveva perso il telefonino! Se passavo dall’aeroporto lo potevo recuperare. Mistero insondabile. Quando ci sono andato, il tipo non c’era e la tipina che mi ha reso il cellulare non sapeva niente dello svolgimento della storia. Sono rimasto nel dubbio di come il capo dell’aeroporto mi abbia pescato sull’altro lato dell’isola.

L’effetto del fondatore. In quella meravigliosa scienza che è la genetica delle popolazioni vi è uno strano fenomeno (affine alla consanguineità, badisi bene), chiamato “effetto del fondatore”, secondo il quale in una piccola comunità isolata certe caratteristiche fisiche possedute dai primi e pochi abitanti, si sono poi moltiplicate nei successori, fino a far diventare i membri di quella comunità sostanzialmente diversi da quelli dei gruppi vicini. Bene, studiato questo fenomeno, lo si mette da parte, immagnando che è stato osservato una volta, in un villaggio di pescatori di trote dell’interno del Borneo. Ed invece no, l’ho visto anch’io! Nel paesino di Faja Grande, in quest’isola di Flores, le donne son tutte brutte, ma non brutte come quasi tutte le portoghesi. No, brutte in un modo loro ed identico in tutte. Sembra quasi che il tempo non esista e che le donne che girano nell’unica strada siano in realtà la stessa persona, che vediamo in diversi momenti della sua vita, a diverse età. Una stessa donna nelle diverse età; oppure tante donne ma tutte gemelle pur di età diverse! La faccenda è resa ancora più clamorosa dal fatto che hanno tutte gli occhiali e che l’ottico dell’isola deve avere un solo tipo di montatura. Sono tutte ugualmente brutte e con gli stessi occhiali. Un incubo.

Il motociclista folle. In quest’isola di Flores vi è un sistema di trasporto pubblico con dei bus. Ma solo la mattina presto e la sera, giusto per gli scolari. Io, che se volevo alzarmi presto la mattina, facevo il muratore, sono a piedi. L’isola è modesta, ma fra un punto e l’altro vi sono facilmente 10 o 20 km. Ne ho fatti molti a piedi, ma poi mi stanco e cerco uno strappo. Vanno chiesti con il dito, ma succede anche che delle macchine si fermino al lato del viandante per offrire spontaneamente un passaggio. Costumi di un luogo dove tutti si conoscono e si scambiano continuamente favori. Ma le auto sono rari, può succedere che ne passi una ogni mezz’ora; aspettando si continua a camminare. Quindi sono stato ben felice quando un motociclista si è fermato dandomoi la possibilità di risparmiarmi un decina di km. Naturalmente senza casco. Io sono da sempre impaurito dalle moto condotte da altri, ma cominciavo ad essere stanco ed ho accettato. Meglio sarebbe stato se mi fossi trascinato sui gomiti. Questo bruto guidava: i) a folle velocità su strade tortuosissime e in dannata discesa, ii) quando ha capito che avevo paura ha cominciato a guidare a scatti, per aumentarla. Rideva beato, la bestia; iii) a lunghi tratti guidava senza mani, per lo stesso motivo. Io, dietro, a urlare come un capretto sgozzato e a dargli dei gran pugni sul groppone perché smettesse. In più si girava in continuazione per dirmi delle cose, che io, fra dialetto e panico, non capivo minimamente. Ora, bisogna sapere che la stranissima ed unica, fra le lingue romanze, pronuncia del portoghese favorisce l’emissione di un gran numero di minuscoli sputacchini, al parlare. Quasi tutti tali sputacchini mi venivano in faccia, accelerati dalla velocità.       

Il vostro blogger, questa volta, ha trovato un passaggio su un pick-up.
Il vostro blogger, questa volta, ha trovato un passaggio su un pick-up.

Gli stranieri di Faja Grande. Per quanto tale paesino sia composto da sole 200 persone (dopo averne avute 1.000 a inizio secolo scorso) vi abitano permanentemente 3 stranieri.

Il primo è un rastra finlandese, istruttore di lotta. In effetti lo si vede perennemente in lotta con delle bottiglie di birra che riesce immancabilmente a sconfiggere. Per vivere si è costruito una specie di igloo di legno il cui tetto ha ricoperto di zolle di terra inerbita, un pò come si usa alle Faroer. Si lamenta del fatto che le radici dell’erba abbiano la tendenza a forargli il soffitto. Inutile fargli domande sulle sue attività e sullo scopo della sua vita.

La seconda è una lombarda che, dopo aver fatto del vino in Toscana (come tutti i lombardi che si credono più intelligenti degli altri lombardi) ha aperto un ristorante italiano vegetariano.

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Durante questa settimana ha avuto un solo cliente (non ero io, non ci penso nemmeno). Ma d’estate pare che vada meglio.

Il terzo è un italiano che sta qua da vent’anni. Ha il B&B dove sto. Ha comprato una casa signorilmente molto tetra e vi ha sistemato 5 camere per gli ospiti, senza peraltro scacciarvi gli scarafaggi dal suolo e le sanguisughe dai rubinetti dell’acqua Ha una graziosa moglie azzorriana (l’eccezione che ….), ma ciò non ha impedito alla solitudine, al vento e alla nebbia di buttarlo completamente fuori di testa. Rabbioso contro tutto di mattina, a sera, dopo un tot di canne, assume un aspetto più civile. Impegnato a dimostrare che Flores è il luogo più bello del mondo ha finito per far finta di credervi. Almeno ci prova. Da aspettarsi presto un crollo psicofisico. Notizie più recenti me lo danno per emigrato in Indonesia.

Ma Faja è bella.

Ma non crediate che Faja Grande non sia un molto bel luogo. Una pianurina di 4 o 225  km, degradante sul mare e circondata da una impressionante parete verticale di roccia e

vegetazione alta anche 400 metri, semicircolare e solcata da decine di cascate e cascatel

l

e. Così alte che l

’acqua arriva in fondo polverizzata.  Boschi di verde intenso, brillante. Sopra la parete un altipiano stepposo cosparso di lagune vulcaniche di acqua nera e profondissima. Tre borghi: Faja, Fajazinha e Ponta da Faja; oltre che per la fantasia dei nomi, si caratterizzano per possedere insieme 265 abitanti, fra i quali non troverete nessun fine intellettuale con cui discutere delle ultime opere di Aristotele. Se ci andate portatevi quindi un libro.         

 

Datemi un consiglio!!! e le migliori foto di Flores.

A me questa isola di Flores comincia a venirmi sulle palle. Ma ho ancora del tempo. Come disse Lenin dopo la fallita rivoluzione dei decembristi: Sto dielat? Che fare?, io dico : Che faccio? Tornare a Firenze? Cambiare isola (ne ho viste finora 3 su 9)? Andare alle Canarie o a Madeira? Andare a Barcellona? Rintanarmi qui per 15 giorni a baloccarmi sul web?

Mandatemi il vostro parere entro domani, giovedi a mezzanotte. Deciderò in base alla maggioranza dei pareri.

Due giorni dopo:

Non molti i voti per il referendum sul destino del mio viaggio, ed anche un po’ sadici.  Ilaria vuole che visiti tutte le isole, se fossero mille mi ci vorrebbe tutta la vita; Mara vuole che vada in un’altra landa desolata, come se a me fosse alieno il diritto di godere dell’umano consorzio e solo mi fosse destinato il vagare, come un’anima del limbo, in deserti grigi. Sergio mi incita al suicidio, il che, a esser pignoli, sarebbe un reato da penale; Mario addirittura mi vuol far lavorare, per di più manualmente, e proprio in un arcipelago dove, a detta di locali e forestieri, la pigrizia e lo scansamento di fatiche è regola generale ed attentamente applicata.

Comunque, io rispetto il patto e seguo, nei miei limiti, il parere di tutti, non prevalendo una posizione maggioritaria. Per il momento ho cambiato isola e sono a Faial, nel Gruppo Centrale. Dalla finestra di camera vedo anche l’isola di Pico, con monte altissimo. Almeno così dicono le guide, perché una nube permanente mi impedisce di vedere cosa c’e’ più in su dei 200 mslm. E scorgo anche S. George, così fanno 6 le isole viste. Mi par che basti. Anche perché oggi il vento vien da nord e fa assai freddino. Isole sub-tropicali dei miei stivali.

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Ponta da Faja. Il nucleo abitato (si fa per dire) più occidentale d’Europa. Clandestinamente perché la montagna sta crollando e non ci si potrebbe dormire.
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Fajazinha, il centro.
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La pensilina della fermata del bus di Fajazinha.
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La foresta di laurisilva.
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Fine di Flores. Dove andare?
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Bagno publico nel porto di Santa Cruz. Scarico diretto.
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Cascate…
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… strabiombi di roccia….
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… e mare tumultuoso.

Cara, mare o monti quest’anno? Azzorre!!

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Son poi riuscito a partire da Corvo ed ora sono a Flores ed ho anche mangiato un pò di lattuga e frutta, allontanando lo scorbuto. Com’è quest’isola?

Prendete un pezzo di Trentino di 50 anni fa. Con tutti i suoi pascoli, le mucchine, i loro campanacci ed i tozzi montanari che vanno nei pascoli per mungerle a mano trasportando i bidoni di latta argentea. Le minuscole stradine serpeggiano fra muretti a secco collegando minuscole frazioni di poche decine di persone con la loro chiesetta, nè moderna, nè antica. MOlte case sono in avanzato stato di abbandono, due barrucci tristi. Vita parca, parchissima, anche se nessuno è povero. Boschetti qua e là, a momenti dolci declivi, a volte valli strette e scoscese a volte delle rocce strampiombanti. Tutto molto verde, vegetazione amichevole, folta, ma non aggressiva. Chiocce liberovaganti con torma di pulcini appresso.

Prendete questo pezzo di Trentino, dicevo, e mettetelo in mezzo all’Oceano vasto, sempre visibile, quasi mai raggiungibile a causa delle alte coste. Ed i venti, le creste bianche delle onde, il luccichio dell’acqua al tramonto.

Fatta questa operazione avrete Flores. Luogo strano, contraddittorio, non so decidermi se sia molto bello o proprio infame.

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Il vento e la paura.

Tanta è l'umidità in alto che vi è torba e licheni aggressivi...
A Corvo, sul vulcano, l’umidità è tanta che vi è la torba ed i licheni sono molto aggressivi…

Ieri non c’e’ stato niente da fare, sono ancora a Corvo e sempre senza frutta e verdura. Azzorre! Non mi era mai successo, in vita mia, di ansiare una foglia di lattuga, come l’ultima delle chiocciole.

 

Irlando o Corvo? Corvo!
Dal vulcano, il mare, a Corvo.

E’ che qui impera la natura. La Natura a me, mi fa paura. E’ infatti una cosa che sta dappertutta ed è fatta da un sacco di cose diverse, mediamente contrarie alla tua tranquillità. Se non chiudessi la porta, la sera, te la ritroveresti nel letto. Ali, insetti, raggi brucianti, schizzi di vario tipo, temperature estreme, spine, denti di animali, umidità soffocante, lotta accanita su ogni spazio, agguati da tutte le parti, onde e rocce appuntite, salite e discese, dirupi mortali, erbe e meduse urticanti, pietre scivolose e dune mobili, frane, smottamenti e valanghe, acqua dappertutto o mancanza assoluta d’acqua, polvere negli occhi e frasche in faccia, fame, sete e virus poliedrici e dispettosi. Questa è la Natura. E non fa strano che l’uomo si sia accanito contro di essa, in vendetta dei mali passati per milioni di anni, fino a chiuderla fuori dalla finestra, spettacolo relegato sul canale di Geografic Channel. Ma questo vento che ci spazza, qua, l’uomo non è riuscito a spengerlo ed io ne ho paura.

Addio a Corvo?

Corvo visto da Flores. L’isola è piccolissima e lontana da tutto, se si pensa che anche Flores è un’isola minore.

Stanotte il tempo è cambiato e da un ventaccio caldo da sud si è passati ad un ventaccio freddo da nord-est, assai cangiante. Siamo anche nella nebbia. Quindi l’aereo che vorrei prendere per tornare a Flores è di arrivo incerto. Sto aspettando notizie. Aereo, perchè di mare, basta, ho gia dato.

Ieri ho finalmente potuto dare un minimo di risposta alle domande che mi facevo nel post dell’invettiva per Corvo.  Le Azzorre furono ufficialmente scoperte (ci tornerò sul tema) nel 1452 circa. A Corvo furono fatti alcuni tentativi, abortiti, di popolamento umano; ma fu solo nel 1548, un secolo dopo, che si riuscì ad impiantarci quella ventina di coppie di contadini. Ebbene, erano schiavi (bianchi?) provenienti dall’altro arcipelago atlantico in mano ai Portoghesi: Capo Verde e precisamente dall’isola di Sant’Antao, l’unica minimamente agricola. Solo in seguito vennero a Corvo anche persone libere.

La terra dell’isola di Corvo fu ripartita fra gli abitanti solo nel 1853. Per tre secoli appartenne tutto alla Corona che lo concesse, contro un affitto, a dei dignitari di corte. Questi ultimi imposero tributi spaventosi alla popolazione residente. Tanto gravosi che quasi tutto il grano  e buona parte della lana prodotti erano consegnati come tributi e la gente si riduceva a mangiare il pane prodotto con la farina del giunco (?) ed ad andare mezzi nudi. Cronache dell’inizio dell’800 parlano di condizioni di simil schiavitù, come i portoghesi erano soliti fare nelle loro colonie. I tributi furono ridotti solo nel 1832 ed eliminati qualche anno dopo.

Quindi l’aria che si respira anche oggi, può ben venire dalle terribili origine e condizione in cui i colonizzatori e i loro discendenti furono tenuti.

Che la schiavitù e la misera sia una cosa che resta dentro ad una popolazione, a lungo, è dimostrata dal fatto che, ancora oggi, le persone che occupano gli incarichi più rimunerati dell’isola vengono sostanzialmente da altre isole. I locali-locali son rimasti alle mucche ed alla pesca.

L’unica traccia, ma un pò consolante, di ribellione sociale alle miserrime condizioni l’ho trovata nei contatti, clandestini, che gli isolani facevano con i pirati. Questi si aggiravano fra le isole, in attesa dei galeoni dall’America, e si rifornivano di acqua, cibo e legname dai corvini.

Una volta finiti i pirati, non restò loro, come unica maniera di uscire dalle grinfie dei tributi a Lisbona, che di imbarcarsi (sempre clandestinamente, erano come servi della gleba) sulle baleniere americane che passavano per qui e, dopo, magari, di restare in America. Un’altra bella galera!

Storie di Corvo

Sono sull’orlo dello scorbuto. Tutte le mattine, prima di andare in spiaggia o a caminare sul monte (al sole fa calduccio), passo dall’unica bottega di questa Vila do Corvo per comprarmi di che mangiare a mezzodì. Vorrei un bel panino con il prosciutto, uno yogurt, un bel grappolo d’uva, soprattutto. Ebbene, causa logistica azzorriana confusa e mare cattivo, non c’e’ niente di fresco. Son rimaste solo due mortadelle, di quelle cattive. Scarseggiano anche i prodotti in scatola e i congelati. Abbondanza solo di detersivi. Oggi sarebbe anche arrivata una navicella da Flores, ma la nave grande che viene dal continente non è potuta arrivare a Flores e quindi niente prodotti freschi, ormai mancanti da più di 15 giorni, mi dicono. La navicella è ripartita con alcuni vitelli, vivi, per il macello di Flores.

Ma questa non è l’unica cosa straordinaria di questo paese.

Il problema del fornaio e del ristorante.  L’unico fornaio è nuovo. Il precedente, arrivato da un’altra isola, dopo un anno di lavoro, è stato preso dall’indolenza corvina ed ha smesso, per dedicarsi all’allevamento di maiali (numero di capi venduti per anno, previsto in 20). Il sindaco è dovuto quindi andare in giro per le isole ed ha trovato un nuovo fornaio che ha accettato di venire qua. Il Comune gli paga l’affitto del forno-bottega ed il gasolio per scaldare il forno.  In paese ci sono tre bar. Uno dell’associazione dei pompieri volontari, uno del porto (dove si può anche mangiare) ed un vero e proprio ristorante bar, del Comune. Fino a poco tempo fa anche il personale era del Comune, obbligato a trasformarsi in ristoratore per offrire di che mangiare a turisti e lavoratori di passaggio.

La scuola. La scuola di Corvo ha le 9 classi del ciclo primario della scuola portoghese. Gli alunni sono 33, i professori 17, il personale amministrativo e delle pulizie 8. I professori sono tutti giovani, di fuori; certamente non hanno trovato un’altra cattedra più comoda. Ad occhio vi è tutto un movimento di tromba tromba nella categoria professorale. Per questo o per altri motivi questa scuola è la terzultima del Portogallo, per risultati degli alunni.

L’energia. E’ prodotta da una centrale a gasolio. Questo viene per nave fino al porto e da questo per camion cisterna fino alla centrale, sopra il paese. Ce ne vuole un metro cubo al giorno, al costo di 1.500 euro; più di tre euro al giorno per abitante. Per cucinare i corvini usano il gas in bombole, al costo di 14 euro l’una. Il trasporto fino a qua è assorbito dal governo, 25 euro a bombola.

Uccelli.  Da qualche anno è stato scoperto che le isole di Corvo e di Flores sono un paradiso per il bird watching. Finiscono qua dei poveri pennuti, a volte americani, a volte europei, trascinati dalle correnti. Altri ancora invece vi si riposano nelle loro migrazioni. Numerosi quindi gli appassionati che, nelle epoche opportune, si aggirano per i pascoli con il binocolo in mano. Su questo sito il minuto per minuto degli avvistamenti:     Vi è anche un progetto, ovviamente su fondi europei, e in giro per il paese si vedono 5 o 6 giovani portoghesi e spagnoli che trasportano di qua a là scatole con pennuti bisognosi di cure e conforto.  Nonostante le mie vive proteste contano castrare tutti i gatti dell’isola (numerosi) per evitare che i loro discendenti mangino le uova dei volatili.

Garage party. Il sabato è costume locale ritrovarsi a cena fra amici. Ad una ho partecipato anch’io mangiando un buon cozido portoghese (lesso di carni e verdure). Lo strano sta nel fatto che la cena non si svolge nelle case, ma…nei garages, fra scaffali, attrezzi  e cartoni polverosi. Non ho osato chiedere il perché di tale abito.  

Trasporti. Sull’isola ci sono due strade, verso i pascoli della parte alta del monte, per un totale di meno di 20 km. Ma ci saranno una cinquantina di automobili, molte delle quali pick-up dei pastori. Numerosi i quad e le moto, sempre dei pastori. C’e’ un aereoporto, dove arrivano tre voli di un bel turboelica, alla settimana; d’inverno. D’estate di più. Il movimento di persone non è del tutto assente. In questi pochi giorni, da quando sono qua, ho visto passare: una delegazione di una decina di giovani socialisti azzorriani venuti ad informarsi dei bisogni locali; un tecnico dei telefoni; una agronoma del ministero per un corso ai pastori sul controllo di una larva che mangia l’erba dei pascoli; una sindacalista dei professori; tre ingegneri per la centrale elettrica.  Durante l’estate stimo il numero dei turisti a qualche centinaio, su tutta la stagione, con permanenza media di tre giorni. Durante il mese di ottobre qualche decina di birdwatchers.

Lavoratori extracomunitari. Per quanto inverosimile possa sembrare, anche quest’ultimo lembo di Europa alberga dei lavoratori extracomunitari tutti di origine luso-africana. Sono in corso diverse opere civili e visto che i corvini vivono di stipendi e sussudi statali o comunitari per metter un mattone sull’altro ci vuole il cosiddetto lavoratore extracomunitario. Ne ho contati fino a 18, ma potrebbero essere di più. Sono anche gli unici che la sera fanno un pò di musica, nel loro accampamento in containers. Le opere in corso sono le seguenti: la torre di controllo dell’aereoporto e una nuova aerostazione (per me son soldi buttati via); un enorme parallelepipedo che funzionerà come centro di feste ed incontri; la pavimentazione di una strada; l’interrameno dei cavi elettrici: una nuova illuminazione stradale.

E’ anche in costruzione una nuova casa. Questo fatto turba un pò i corvini in quanto si tratta di giovane coppia entrambi addetti alle pulizie, lui per conto del Governo e lei del Comune. Fra i due arriveranno si e no ai 1.200 euro al mese (bassini gli stipendi in Portogallo); la casa costa sui 120.000 euro, presi in banca. Ce la faranno a pagare il mutuo? E perchè poi avranno voluto farsi una casa nuova quando ne avevano già una, vecchia, ma in buonissimo stato? Insomma, queste sono le discussioni che occupano le mie giornate.

Fauna domestica. L’isola ha sempre vissuto di pecore da lana, l’unica cosa esportabile nei tempi antichi. Ma dagli anni sessanta, per oscuri motivi di protezione ambientale, le pecore sono state proibite. I corvini hanno quindi ripiegato sulle mucche che ora sono in numero di circa 1.300. Tutte le famiglie hanno almeno qualche mucca. Stanno alle intemperie senza nessun riparo, le povere, e sarebbero munte a mano; fino all’anno scorso esisteva una fabbrica di formaggio, assai apprezzato. Ma ora è chiusa, in attesa di nuovi finanziamenti europei. Le mucche sono quindi sgravate dagli obblighi di produzione lattiera, salvo alcune per il consumo familiare e per nutrire….i maiali, assai numerosi ed allevati anche nelle stradine del paese vecchio, con evidenti, sfavorevoli, risvolti olfattivi. In effetti l’isola continua ad essere virtualmente autarchica per la carne. Ogni famiglia ammazza vacca e maiale, li congela e poi li mangia.

Turismo. Caso mai vi venisse in mente di visitare questo luogo, incuriositi dalle mie cronache, e alla qual cosa vi incoraggio perchè un posto così non lo si ritrova; in questo caso, dico, vi è la scelta fra l’ottimo B&B Comodoro, dove sono alloggiato ed altre 19 camere sparse in diverse case private del paese. Al Comodoro si può prenotare per Internet, agli altri è tutto un problema.

Balenieri. Se vi sbrigate a venire, potete trovare gli ultimi, ultrasettantenni, balenieri. Partivano a gruppi di 8 rematori ed un fiociniere su lunghe e strette scialuppe. Da un posto di vigilanza, in alto, sul monte e con un ingegnioso sitema di segnalazione fatto da due lenzuoli bianchi, venivano guidati verso la balena soffiante. L’osservatore, sul monte, vigilava ed appena vedeva il soffio della balena disponeva i lenzuoli, manovrati dai suoi aiutanti. I pescatori, sulla barca guardavano verso la mointagna e riuscivano ad orientarsi. Un lenzuolo era fisso e rappresentava la balena. L’altro era mobile, rappresentava la scialuppa e veniva mosso a seconda della direzione che prendeva la barca. I rematori potevano quindi capire la loro posizione rispetto alla balena ed avvicinarvisi fino a vederla. Questa veniva fiocinata e poi finita a colpi di lancia. Orribile, come i mammuth nel paleolitico. La balena morta veniva poi rimorchiata alla fabbrica sull’isola di Flores.

I cartaginesi di Corvo.   E finisco con questa storia del tutto incredibile. Verso il 1750 fu trovata una pentola di monete. Furono rapidamente disperse, ma una serie completa dei 9 diversi tipi di monete trovate finì prima a Madrid e poi in Germania dove vennere disegnate. Anche quelle monete furono perse, ma i disegni ci sono ancora. Ebbene, erano tutte monete dello stesso periodo, intorno al 320 aC e provenienti da Cartagine, secondo studi recenti dei disegni. Al  momento del ritrovamento non esistevano le conoscenze per datare le monete ed è quindi estremamente improbabile che uno scherzo abbia riunito proprio tutte monete assolutamente coeve. Mistero!