Bucanieri e resort ai Caraibi

Di quali affari si tratterà? A Dominica

La ciclica e terribile violenza di Haiti, le continue truffe di Santo Domingo e di Barbuda, la mafia di Saint Martin, il razzismo della Guadaloupe, l’inconsistenza della Martinica, le commissioni del 25% al bancomat di Dominica, hanno la stessa causa.  I Caraibi sono state terre di bucanieri, filibustieri, corsari, pirati. I primi erano dei disgraziati che su quelle isole cacciavano, arrostivano e vendevano vacche e capre alle navi che arrivavano dall’Europa. Quel bestiame era stato sbarcato dai primi esploratori e si era riprodotto in liberta. I bucanieri (dalla parola francese boucaner, affumicare)  conoscevano perfettamente i luoghi e diventavano predoni appena ne avevano l’occasione, taglieggiando i naviganti quando sbarcavano.  Quando potevano permettersi un’imbarcazione ed assaltavano in mare le navi di passaggio, venivano chiamati filibustieri. Quando poi avevano un’autorizzazione da parte di una Corona europea diventavano corsari. Se invece si organizzavano bene, per conto loro e diventavano importanti, erano definiti pirati. Comunque delinquenti.

Strutture schiavistiche a Barbuda.

Sulla terra le cose non andavano meglio: una sottile classe di latifondisti dello zucchero schiacciava una massa informe di schiavi. E da nessuna parte, salvo, forse, a Cuba, nacquero strutture statali abbastanza potenti da mettere un pò d’ordine in tanta efferata ingiustizia. I Caraibi son sempre stati terre di nessuno, isole cambiate di mano mille volte, teatro di atrocità. Luoghi di rapina, di violenza, di stratagemmi, di vita fatta di espedienti.  Addirittura, poco prima dell’arrivo dei bianchi queste isole furono conquistate dai Caribi, indigeni centroamericani di abitudini guerriere e cannibaliche, tanto per dire quel che questi luoghi hanno visto.

Son passati secoli ma tanta violenza non poteva non lasciare abbondanti lasciti fino ad oggi. L’individualismo furbesco, l’appropriazione indebita costante, la violenza furtiva, l’inconsistenza dei valori, l’inaffidabilità anche fra prossimi, l’arroganza, l’impulso irrefrenabile alla prevaricazione e all’intimidazione, la corruzione, la sfacciataggine sono il pane quotidiano di quei luoghi. Ma anche, semplicemente, la maleducazione, la cafoneria costanti, l’imperante cattivo gusto.  Un inferno umano collocato in un paradiso geografico, un beffardo scherzo della condizione umana.

Club Meditarranée alla Guadaloupe

Il turista forse non capisce fino in fondo tutto ciò e spesso non ha gli strumenti linguistici per approfondire. Guarda e passa, ma sicuramente  subisce i mille problemi che un ambiente altamente ostile gli causa costantemente. L’insicurezza è ovunque alta; probabilmente non riceverà danni fisici, se non è molto sfortunato, ma il suo portafogli non ne uscirà indenne. In una o più delle molte forme in cui ciò è possibile. Ciò deve essere apparso molto chiaro agli imprenditori turistici che, quindi, hanno interposto un’alta muraglia fra i turisti ai Caraibi e gli abitanti locali.

Hanno quindi costruiti giganteschi villaggi turistici (qua ed ora detti resort) dai quali i turisti non escono, se non scortati durante le famigerate escursioni. E i turisti non ci pensano nemmeno ad uscire, terrorizzati come sono dai racconti, esagerati ad arte, di ciò che succede fuori. Così consumano e spendono sempre ed esclusivamente all’interno del resort.  L’unico punto dove il turista potrebbe entrare a contatto con il mondo esterno è la spiaggia, che proprio non si resce a recintare; ma qua, nerborute guardie li sorvegliano ed allontanano i locali non autorizzati.

Insomma, il turismo è riuscito a separare il paradiso geografico, consegandolo ai turisti, dall’inferno umano, lasciato ai locali. Un’operazione raffinata.

Caraibi

Questo post è una guida che conduce verso tutti gli altri post di questo blog che parlano dei Caraibi.

Dapprima bogna distinguere fra i diversi tipi di Caraibi che vogliamo visitare: è possibile farlo qui. Poi bisogna capire cosa vogliamo andare a fare e pensare bene se ne vale la pena, leggendo qui e tenendo presenti anche queste caratteristiche della regione.

Se si vuole andare a Cuba, da questo post è possibile accedere a molti altri. Moneta, donnelocalità, alberghi e casas particulares. Chi volesse andare ad abitarci dovrebbe leggere questo post.

Chi invece seguisse i molti italiani che vanno a Santo Domingo può leggere qui dove andare,  con quali compatrioti  e quali dominicani si troverà a fare.

Se invece vogliamo tralasciare i Caraibi di lingia spagnola, troviamo quelli di lingua francese. Le cossiddette Antille con le loro isole poco interessanti Martinica  e  Guadalupa con i suoi problemi di razzismo e con le difficoltà per il turista. Ma anche con la meravigliosa isola di Marie Galante e con il borgo di Grand’Riviere alla Martinica.

Ci sarebbe anche l’isola di Saint Martin mezza francese e mezza olandes, ma la sua visita è decisamente sconsigliata.

Fra le ex colonie francesi da non dimenticare il fascino difficile di Haiti e della sua capitale turistica (si fa per dire) Cap Haitien.

Anche se marginalmente anche la bellissima e complicatissima Penisola di Paria, in Venezuela, fa parte dei Caraibi.

Vi sono infine le isole anglofone, indipendenti, a volte molto saportie come Dominica, a volte insapori come Antigua e a volte interessantissime come Barbuda.

Questa è la mia classifica delle migliori tre spiagge, mentre le crociere sono nettamente sconsigliate.

Dietro la spiaggia, cosa? Andare ai Caraibi?

La canna da zucchero ai Caraibi, benedizione per i bianchi, maledizione per i neri.

Ma oltre alle spiagge di commovente bellezza sulle quali riposa la fama ed il fascino della parola Caraibi, cosa altro c’e’? Se non ci basta stare in un resort di lusso e passare il tempo a bere rum su una spiaggia bianca, con l’acqua cristallina, all’ombra delle palme arcuate, che altro possiamo trovare?

Ebbene la risposta è straordinariamente difficile e può essere: tutto e niente.

Dapprima bisogna considerare la grande variabilità fra le diverse isole, come geografia, clima, accoglienza, sviluppo, gente, lingua.   Vi è quindi una prima fonte di sorpresa quando si passa da un’isola all’altra e si trovano delle differenze abissali. Già questo potrebbe essere un motivo d’interesse. Se  partiamo con l’idea che i Caraibi sono tutti uguali, ci dovremmo ricredere prontamente e profondamente.

Le tipiche case di legno diffuse un pò in tutte le isole.

Purtroppo è abbastanza difficile (e caro) spostarsi fra le isole. In alcuni gruppi, le isole sono collegate fra di loro da traghetti (Montserrat-AntiguaBarbuda o le Granadine o GuadalupaDominicaMartinica-Santa Lucia o St. Martin-Anguilla-St Barthelemy), ma, in generale bisogna spostarsi in aereo con l’obbligo di passare da certi hub come St. Martin o la Guadalupa. I voli non sono molti e spesso non in connessione. Sono anche cari e con aerei piccoli, di compagnie locali dagli orari a volte molto elastici. In certi casi bisogna telefonare la sera prima per sapere se l’indomani si vola. Tutto ciò fa si che percorrere la catena delle isole diventa complicato, lungo e molto caro. Paradossalmente molte isole sono più facilmente collegate alle loro madri-patrie coloniali (attuali o antiche) che fra di loro.

Preparazione di una carbonaia a Barbuda.

E qua si arriva ad un altro tema di interesse del viaggiare fra le isole caraibiche. La loro storia è abbastanza simile: in tutte le isole gli indigeni furono rapidamente sterminati, vi vennero portati grandi quantità di africani che, comandati da pochi bianchi, coltivarono la canna da zucchero fino all’abolizione della schiavitù. Ci si potrebbe quindi attendere situazioni sociali abbastanza omogenee. Invece si tratta di popoli molto diversi fra di loro: l’influenza dei colonizzatori è stata così grande da aver profondamente modellato quelle società. Quindi fra i benestanti e frequentemente razzisti abitanti della Guadalupa di stile, lingua e passaporto francese e i discretamente poveri abitanti di Dominica di stampo, lingua e guida (a sinistra) inglese, di influenza giamaicana e di nazionalità propria, la differenza è enorme anche se i chilometri di mare che dividono le due isole sono solo 42. Per non parlare poi degli abitanti della Repubblica Dominicana (Santo Domingo), di lingua spagnola, di discreta situazione economica e di facile accoglienza; ben diversi dai loro vicini di Haiti, sulla stessa isola, ma di stretta origine africana, di insopportabile povertà e dalla magia nera facile e temutissima. Ed ancora Cuba, che per la storia recente, ha preso un cammino del tutto prorio ed originale.

I resti di un mulino a vento per spremere la canna da zucchero.

Eppure, nonostante tali differenze permane, indelebile e dolorosa, l’immanenza di un passato fatto di ingiustizia assoluta e di dolori plurisecolari. Una macchia persistente di sofferenza  che la schiavitù ha lasciato sulla popolazione nera. E tale sofferenza, anche se ormai ricoperta da molti strati di tempo colpisce e non ti lascia a tuo agio. Molte di queste isole sono schegge di Africa finite dove non dovrebbero essere. La musica della Guadalupa rende bene l’idea di quel che voglio dire.

Vi è poi la sensazione di insularità, sempre molto forte. Quel misto di intimità che danno i luoghi piccoli e di claustrofobia perchè son troppo piccoli. Quel piacere di esserci e quella voglia di andarsene, in un altro luogo, dove non ci sia perennemente il mare a fermare i tuoi passi. E la doppia insularità in quelle isole che dipendono da un’altra isola (Les Saintes e Marie Galante da Guadalupa, Barbuda da Antigua).

Certo manca ai Caraibi, con l’eccezione di Santo Domingo e di Portorico (e, naturalmente Cuba), ogni traccia di momumento di certo spessore o di edificio antico che non siano le solite fortezze. La storia vi è passata senza lasciar tracce materiali. E non si riesce a percepire un’attività culturale che possa richiamare l’attenzione. Unica eccezione pare essere il Carnevale molto sentito e diffuso; appunto, la più rudimentale delle manifestazioni culturali.

I costumi tipici della Martinica sono di stoffa Madras, proveniente dall’India. Nemmeno questo era fatto localmente.

Pare quasi di poter dire che la cultura caraibica è disegnata sia dall’assenza di caratteristiche stabili quanto dal fluire di mille influenze ondivaghe che piace andare a seguire a naso, a mente libera. Ci si trova, insomma, in una parte di mondo sconquassata da una terribile storia e frammentata in mille isole disomogenee in cui l’interesse, più culturale/antropologico che turistico, sta nell’osservare come questa umanità sta cercando di organizzarsi in società più stabili. Ogni isola a suo modo e con diversi risultati.

Oltre le spiagge quindi non vi sarà niente per il turista affrettato e facilone; ma vi sarà un mondo variegato, sfuggevole, sottile e affascinante per chi vorrà addentrarvisi con il tempo, il rispetto e soprattuto la curiosità necessarie.

 

I molti Caraibi possibili

La villa di una fattoria schiavistica a Marie Galante.

Vi sono i Caraibi delle crociere durante le quali il turista sfiora appena la terra, limitandosi ad una passeggiata nel quartiere del porto di St. Martin, Dominica o Antigua o, al massimo ad un giro guidato a qualche spiaggia o foresta come alla Guadalupa o a Samanà di Santo Domingo. Se ne andrà senza aver visto o capito molto.

Ci sono i Caraibi dei grandi villaggi turistici ormai chiamati resort. Vi si va spesso con viaggi all inclusive durante i quali il turista è trasportato in una struttura e lì mantenuto fino ad essere rispedito a casa. Se vuole può uscire per qualche escursione, in gruppo e caramente pagata. I resort sono su belle spiagge, ma il loro livello medio penso che sia abbastanza inferiore a quanto il turista si aspetta. Alcuni sono enormi come Casa de Campo a Santo Domingo; altri si vogliono di lusso e sono terribilmente cari come a Saint Barthelemy con prezzi superiori ai 2.000 € a notte.  Ma anche quelli più modesti hanno dei prezzi assai elevati, con rapporto qualità/prezzo insoddisfacente.

La spiaggia Les Galets a Marie Galante.

Ci sono i Caraibi delle spiagge bianche e dell’acqua cristallina e questa è la cartolina più conosciuta. Ma ci sono anche le spiagge nere di sabbia vulcanica e quelle con le striature rosa date dai frammenti delle conchiglie (Barbuda, Pink Beach).

Ci sono i Caraibi delle isole piatte ed aride e quelli delle isole montuose e verdissime con foreste primarie intatte. E nella stessa isola, anche se piccola, a volte si trova il lato esposto verso l’Atlantico lussureggiante e quello verso il mar dei Caraibi che è arido. ome succede anche a Sao Tomè.

Ci sono i Caraibi delle isole francesi, dove ci si crederebbe di essere in Europa. Autostrade, ingorghi, centri commerciali, efficienza (relativa) dei servizi, conflitti razziali come in una qualsiasi periferia parigina. Niente di tropicale, salvo il clima.

Grattacieli a Fort de France (Martinique)

Ci sono i Caraibi delle grandi isole di lingua spagnola: Cuba e Santo Domingo. Il vero mondo tropicale, la musica, la gente per strada, le donne disponibilissime, il rum, rapporti facili con le persone. Le solite stupende spiagge, ma anche storia, monumenti e una forte cultura ben radicata. E questo manca nelle altre isole più piccole. Ma a Santo Domingo vi è il problema dell’insicurezza….

Ci sono i Caraibi delle piccole isole semidimenticate come Marie Galante, Barbuda, le Granadine. Le più originali, nelle loro differenze, scomode da raggiungere e da vivere, con pochi servizi e poca ricettività, ma certamente quelle che danno le emozioni più forti.

Ci sono i Caraibi delle isole delle ville e degli appartamenti: Anguilla, St. Barthelemy, St. Martin, Antigua dove benestanti  e ricchissimi (St. Barthelemy) hanno casa, più per avercela che per andarci. Spiagge meravigliose su isole lottizzate e divise in infiniti quadratini dotati di villetta, villa, villona, giardini e personale di Santo Domingo.

Resort Palmetto abbandonato a Barbuda.

Ci sono i Caraibi degli arcipelaghi – Stato: le Granadine, Dominica, St. Kitts e Nevis, Antigua e Barbuda. Strani artefatti della storia coloniale di quella parte di mondo. Mini-stati insulari che destano curiosità e simpatia, molto diversi gli uni dagli altri, spesso poveri, ma più vitali, ad esempio, delle isole francesi.

Ci sono i Caraibi a fortissima predominanza statunitense come le Bahamas, le Isole Vergini americane, Portorico, Turks e Caicos. E pare che, nonostante ciò, abbiano ancora degli angoli pochissimo frequentati.

Ci sono i Caraibi periferici: quelle isole più lontane dal grande arco che tutti abbiamo in mente: Giamaica, Trinidad e Tobago, Curaçao, Bonaire e Aruba, le isoline della Colombia e dell’Honduras, la penisola di Paria in Venezuela. Alcune di queste sono iper turistiche, altre sembra che conservino aspetti molto interessanti.

Insomma, i Caraibi non sono affatto una unità, ma una infinita gama di possibilità; un mondo a volte affascinante, a volte ributtante. Un ventaglio in cui perdersi.

 

L’infelicissimo continente sudamericano.

Un piranha, pescato e sgozzato in Venezuela. Simbolo, il pesce ed il pescatore, delle voracità e della violenza di un intero continente.

Sono molti gli italiani che desiderano (o desideravano) visitare l’America Latina; si  ha (aveva) infatti, in  Italia, di questo continente, una visione molto positiva. Io ho visto altre cose: eccole.

La somma delle infelicità di quel continente è infinita. Luogo difficile, terribile.

Già i grandi imperi precolombiani dovevano essere crudeli, classisti, spietati. Su questa base si innestarono quei delinquenti sanguinari, assassini ed avidi dei Conquistadores e dei primi colonizzatori spagnoli e portoghesi. La feccia della penisola iberica che fuggì la miseria europea per farsi ricca nelle colonie. Poi gli schiavi africani, indicibile sofferenza. A quelli si sono aggiunte infinite ondate di disperati che cercavano in America una svolta alla loro grama vita in Europa.

Ed infine sono arrivati gli sfacciati misfatti del liberismo economico che soggioga senza freni i popoli ai capricci del capitale. Conflitto, sopraffazione, arbitrarietà sono le parole che definiscono la storia dei rapporti fra le persone di questo continente. Su tutto ha steso la sua mefitica cappa la Chiesa Cattolica, recentemente spiazzata dalle sette evangeliche, forse peggiori, se possibile.

Il risultato è catastrofico. Le tre popolazioni: indigena, europea ed africana non si sono mai integrate; sono rimaste separate e profondamente nemiche. La vastissima popolazione meticcia è strapazzata fra il desiderio di essere bianchi ed il terrore di essere indigeni o neri. Nessuna identità, nessun orgoglio identitario. I bianchi sono ossessionati dal timore di essere inghiottiti dalla massa che hanno  sfruttato bestialmente (e che continuano a sfruttare). Indigeni e neri sono stati troppo schiacciati per non essere culturalmente annullati. Solo recentemente qualche barlume di recupero di dignità. Il disprezzo e l’odio ammorbano l’aria, pur restando invisibili agli occhi non attentissimi.

Ma tutto ciò è a livello dei gruppi. A livello personale è perfino peggio. La società sudamericana è talmente compressa e piena di odio e di tensioni sotterranee che gli individui che la compongono sono fissi in una rigidità immodificabile. Ogni gruppo sociale ha un suo ruolo e i suoi membri non ne possono uscire. Le persone sono completamente mummificate nel ruolo che gli è stato assegnato, secondo la propria etnia. Sono monodimensionali, privi di spazi personali, piatti e prevedibili. Automi sociali, privi di libertà. E’ un continente in cui il ’68 non è mai arrivato. Nessuna liberazione. L’infelicità individuale è enorme. Anche la sinistra, che pur ha pagato un prezzo di sangue, morte e torture spaventoso, non riesce ad uscire dagli schemi. Fissi anche loro nella routine dei ruoli, senza capacità di quella ribellione personale all’ambiente circostante che è prerequisito dell’innovazione. La genialità è assente, fa paura; l’intelligenza è un disvalore, in quanto mette in pericolo la fissità dei ruoli sociali ed etnici. Il pensiero diviene semplice ripetizione consolatoria di luoghi comuni, ovvi, obsoleti, stantii (banale ma illuminante la lettura dei commenti su FB nelle pagine sudamericane). Una cultura mummificata, sia dalla parte conservatrice che da quella progressista. Si scrivono migliaia di libri; parziali, inutili, ripetitivi. Si affoga l’analisi della situazione in mille dettagli inutili.

I ruoli sociali vengono trasmessi su base familiare; che è tipicamente il miglior mezzo per mantenere le divisioni sociali, qui anche etniche. La famiglia regna sovrana in America Latina; niente si svolge senza famiglia. Si formano precocemente, sempre. L’aborto è ovunque proibito, si sfornano legioni di figli, a tutti i livelli sociali. La gioventù non esiste, si passa dall’adolescenza alla paternità. Le famiglie sono vaste, si spostano in massa. Legami fortissimi, soffocanti. Le donne passano dall’autorità paterna a quella maritale.

Da queste molteplici e tremende pressioni etniche, sociali, famigliari le persone ne escono represse ed insicure. L’ipocrisia è sovrana, la dissimulazione frequentissima. Da tanta repressione finiscono per sorgere le inarrestabili violenze del continente: a volte politiche, a volte personali come per la delinquenza, i narcotrafficanti, le bande giovanili, la violenza domestica. Sovrano il machismo, chiaro prodotto di malessere personale e sociale; sovranissimo il disprezzo che le donne portano agli uomini, uccidendo ogni sentimento positivo. O il sorgere irrefrenabile delle sette protestanti; nuovo schema in cui annullarsi. Dalla padella alla brace. E non è un caso che sia il continente del ballo; è lì che i corpi trovano un pò di libertà e di gioia.

La peggio ce l’hanno i giovani, privati di ogni capacità di ribellione e ridotti ad esser vecchi fin da subito; bambolini e bamboline repressi, esangui, ritorti su se stessi, psicologicamente rachitici. Soprattutto quelli delle classi più elevate.  Plastificati, pieni di mossette aggraziate, di ditina melliflue, di  vocine asessuate.

Dal conflitto fra gruppi nasce il fenomeno, per gli europei intollerabile, dell’indifferenza sociale. Quando si dice: “I grattacieli accanto alla bidonville”. E’ assente in quel continente ogni forma di solidarietà, di vicinanza. Vi è solo qualche traccia di beneficienza, della peggiore, quella dei ricchi che vogliono sentirsi buoni. Ed infatti, il paternalismo è diffusissimo.

Questo continente è in preda alle imprese americane, spagnole, europee, ora anche cinesi che ne traggono benefici colossali grazie a contratti capestro firmate con i governi corrottissimi: telefoni, acqua, elettricità, pedaggi autostradali, prodotti d’importazione, assicurazioni. Per cui cittadini a reddito procapite ben più basso di quello italiano, pagano i servizi di base ben più cari. Nel settore privato il lavoro vale poco essendo da sempre stato quasi schiavistico con gli indios, i neri, i meticci poverissimi. Ancora oggi lo è con le enormi periferie piene di immigrati che si danno per degli spiccioli. Invece il capitale è raro perchè i paesi sono poveri e perchè molto di quel che c’e’ parte verso l’estero. Quindi i benefici per il capitale sono molto alti; i tassi di reddività dell’impresa sono innimaginabili in Europa. Il lavoro non costa nulla.

Questo è quello che il turista italiano troverà in America Latina. Forse non coglierà tutti questi aspetti, ma non dimentichi che esistono. In Brasile la situazione è un pò diversa, la gente è più libera, indipendente ed in Cile più gentile. A Cuba, ma in generale nei Caraibi, è tutt’altra cosa.

Cuba

Seguendo i diversi link il Viaggiatore Critico vi dice:

Casas particulares a Cuba.

https://i2.wp.com/www.cubamylove.com/images/CASA%20PARTICULAR%20IN%20CUBA%20.%20ARRENDADOR%20DIVISA.jpg
Il simbolo che indica che in queta casa si affittano camere in CUC.

Fra le numerosi croci che i volenterosi turisti a Cuba devono sopportare vi è quella dell’alloggio nelle case private. Le famose (osannate da alcuni, considerate famigerate da altri) casas particulares.

Molti le preferiscono agli alberghi sia perchè costano nettamente meno, sia perchè è possibile portarvi le ragazze più facilmente che in albergo. Certi dicono che è anche per avere maggiori contatti con i cubani. Ma è difficile vivere a Cuba….

Affittare delle stanze della propria casa è per un cubano una fortuna inaudita. Prima poteva affittare al massimo due stanze, ora anche di più. Il proprietario riceve delle entrate importanti e in CUC che mai avrà dal suo lavoro statale. Quindi la sua ricerca del cliente sarà spasmodica: ricevere turisti in casa propria farà la differenza fra una difficile sopravvivenza e l’agio. Naturalmente deve pagare molte tasse su questo sua attività: alcune fisse (licenza mensile) ed altre secondo le notti vendute.

[Il turista e la doppia moneta a Cuba] [Vivere a Cuba] [Aver casa all’Avana]

Ricordiamo che le case a Cuba sono spesso fatiscenti e molto suddivise al loro interno per far posto a famiglie numerose e crescenti. Quindi, nella maggioranza dei casi, le camere in affitto saranno ricavate “in qualche modo”: nel garage, in fondo al cortile, su dei ballatoi. Molto spesso sono anguste e senza finestre o con finestre che danno su corridoi, minuscoli cortili, scale. L’oscurità e lo squallore sono spesso presenti. La mobilia è scompagnata. Il bagno in comune, molto spesso.

Inoltre i cubani sono assai orgogliosi ed alteri: le stanze migliori se le tengono per sè, per la famiglia. I turisti sono considerati bovini da mungitura e quindi verranno relegati nell’angolo peggiore.

Si cercherà di risparmiare selvaggiamente sui costi. Avere la saponetta ed il cambio degli asciugamani e dei lenzuoli è a volte impresa ardua e piena di litigi. Il vero scontro è sulla colazione, compresa nel prezzo. Spesso il proprietario lesina su tutto ed il turista deve litigare ogni mattina per avere quello che era stato promesso; c’e’ da litigare anche su un bicchiere di succo di frutta!

D’altra parte il proprietario cerca anche di trattenere l’ospite a cena per avere un ulteriore introito. Anche in questo caso il rapporto quantità/prezzo è spesso scandalosamente a favore del proprietario. Sulla qualità meglio tacere.

La strategia più comune del proprietario della casa particular può esser definita “accoglienza d’assalto” oppure “ospitalità piratesca”.

Il punto più complesso è quello del registro. Le tasse vengono calcolate sul numero delle camere occupate e delle persone ospitate. Tutto ciò viene segnato su un amplio registo di carta giallina che il proprietario riempie, il turista firma e poi viene consegnato all’Ufficio delle Tasse.

Il proprietario ha un certo numero di possibilità per evadere: può non segnare proprio l’ospite, ma si espone al rischio del controllo, molto frequente. Se l’ospite arriva tardi la sera e parte presto la mattina può correre questo rischio. La Polizia probabilmente non verrà durante la notte e comunque lui avrà la scusa di non aver riempito il registro la sera perchè era troppo tardi ed era stanco. La mattina il proprietario caccerà il cliente il più presto possibile, anche con la scortesia di cui i cubani sono ben capaci. Il cliente non avrà capito il motivo di tanta sollecitudine e scortesia e ci rimarrà male. Comunque se ne sarà andato ed il proprietario avrà preso il prezzo della notte senza pagarvi le tasse. La cortesia verso il cliente è tema sconosciuto.

Un altro escamotage, molto frequente, consiste nel registrare quanti più ospiti nella stessa camera. Quindi il proprietario riempirà il registro con il nome di una persona come primo ospite di una camera e dietro ci metterà tutti gli altri che arrivano dopo. In questo modo avrà dato tre camere, diciamo, a tre coppie, ma sul registro comparirà una sola camera con sei persone dentro. La Polizia questo non lo controlla per non disturbare i turisti nel sonno; le tasse saranno su una sola camera.

Le ragazze che i turisti si portano in camera devono dare il proprio documento al proprietario per trascriverlo sul registro. Ma la neoformata coppietta arriverà in camera certo tardi la notte e i proprietari saranno già a dormire. Quindi la ragazza, la mattina, quando andrà in bagno, sarà scorta dai proprietari ed assalita per essere registrata prima dell’eventuale arrivo del temutissimo controllo della Polizia. Perdere la licenza di affittacamere equivale a far ripiombare la famiglia nella miseria.

Un aspetto assai sgradevole di certi propietari è la loro aria di riccastri. Dal momento che hanno delle entrate importanti, mettono su una boria insopportabile ed arruolano dei serventi che trattano con alterigia. Sessant’anni di uguaglianza sociale non hanno insegnato niente.

Consigli:

  1. Andate in albergo. Spendete di più ma evitate una grande quantità di impicci.
  2. Se proprio volete andare in una casa particular non prenotate dall’Italia. Vi sono dei siti che dicono di farlo, ma sono delle mezze truffe. Non vi permettono di vedere la casa, pagate qua con la carta di credito e poi vi ritrovate in una immonda topaia, senza possibilità di riavere i soldi indietro.
  3. Girate per le città. Le casas particulares sono ben segnalate (vedi la foto). Se ve ne piace una, visitate la stanza e fate l’accordo minuzioso su prezzo, cambio della biancheria, contenuto della colazione. Che l’accordo sia chiaro, dettagliato, meglio se scritto su un foglio.
  4. Osservate bene la compliazione del registro e firmatelo solo se è veritiero. Non contibuite all’evasione.
  5. Fatevi rispettare dal proprietario, non fatevi mettere i piedi in testa.

Ma, soprattutto, non andate a Cuba.

PS. Se poi proprio volete andare a Cuba e sottoporvi al supplizio delle Casas Particulares questo post di un blog amico vi da degli indirizzi.

Aver casa all’Avana.

11042011594Se proprio volete vivere a Cuba, come spiegato qua, è necessario trovare una casa. E ciò è ancora più difficile che ottenere il visto.

Ogni cubano ha la sua casa ed ogni casa ha il suo cubano dentro. Non ve n’e’ nemmeno una libera per voi. Forse qualcuna in campagna, ma  dove non vi interesserà vivere. Come fare? Naturalmente vi sono alcune soluzioni:

  1. Piazzarsi in una casa particular. E’ possibile scegliere una casa bella, confortevole, con padroni di casa simpatici (non facile, riunire le tre condizioni) ed avere la propria stanza. Ma resta pur sempre una fastidiosa coabitazione con una famiglia che vi chiederà mille piaceri (economici), turisti sessuali che porteranno in casa vostra frotte di ragazze per una notte o turisti normali, magari con prole rumorosa. Da tenere anche presente che le casas particulares sono abbastanza care, comparabili ad un hotel economico europeo. Farsi da mangiare da soli è possibile, ma il controllo della dispensa richia di diventare una lotta continua. Sei comunque con qualcuno sempre fra i piedi, non è casa tua.
  2. In albergo. Insostenibilmente caro. E mangiare sempre fuori! La cucina cubana vi distrugge il fegato ed il morale.
  3. Accordi sotterranei. Sembrerebbe la situazione migliore e, difatti è la strategia più praticata, anche se è assai complessa. Bisogna trovare un cubano single e che abbia una casa accettabile (due cose rare). Il single deve avere un amico, una famiglia, un fidanzato/a dove andare a vivere, lasciandovi la propria casa.  Naturalmente vi chiederà un compenso che sarà certamente abbastanza alto, qualche centinaio di euro al mese, una vera fortuna per Cuba dal momento che sarnno in nero, senza tasse. Evidentamente questa faccenda è illegale; il proprietario di una casa non può affittare, peggio ancora se a nero. I vicini, invidiosi, lo denunciano appena se ne accirgono. Bisognerà mettere in pratica delle azioni tese a confondere i vicini. Quindi il proprietario della casa in cui abitate dovrà far finta di abitarci anche lui. Ci passerà tutti i giorni, ad orari diversi, porterà un pò di spesa, si tratterà, entrerà ed uscirà. Normalmente si approfitta di questi vai e vieni del proprietario perchè faccia le pulizie della casa, comprese nel prezzo dell’accordo e magari vi prepari qualche pranzo cubano. Il lato negativo dell’accordo è che sarete alla mercè del proprietario della casa e ce l’avrete sempre fra i piedi. Avendo il coltello dalla parte del manico vi chiederà mille favori che sarà difficile rifiutare. Un ricatto continuo. Vi proporrà inoltre, continuamente, le sue amiche, dei cibi da comprare,  dei tassisti amici suoi da usare, dei ristoranti da visitare. Un assillo senza fine.
  4. Amica fissa con casa. Ciò è impossibile perchè un cubano non ha diritto ad ospitarvi, pena denuncia. Eppoi come la mettete con l’immancabile amico dell’amica?

Impresa disperata. Alla fine non ne vale la pena, non dimentichiamoci che Cuba è un posto caro.

Uno che conoscevo l’aveva pensata non male: si voleva comprare una barca e metterla nel porto turistico dell’Avana: la famosa Marina Hemingway, semideserto. Quindi avrebbe avuto la casa propria! Ed ogni 60 giorni avrebbe veleggiato nei Caraibi, quasi senza costi, alla ricerca del nuovo visto. Nel frattempo riceveva amici a pagamento per la crociera e si pagava le spese. Troppo bello per riuscire, è finito a chiedere un visto per motivi di studio e a vivere in una casa particular.

Vivere a Cuba? (Quasi) impossibile.

10042011593Per i motivi qui elencati a molti viene in mente di andare a vivere a Cuba. Ma anche per altri motivi, altrettanto validi: l’Avana è l’unica capitale del mondo tropicale ad essere assolutamente sicura ed il resto del paese lo è altrettanto, un vero unicum nella regione; la gente è simpatica e fa sempre caldo. Quindi, in teoria, non sarebbe una cattiva idea. Certamente Cuba sarebbe il miglior posto per vivere ai Caraibi, se non si è ricchissimi.

Ma è quasi impossibile metterla in pratica. I cubani non vogliono sfaccendati di lungo corso. Quindi il visto turistico dura 30 giorni che si possono prolugare localmente di altri 30. Dopo di ciò ve ne dovete immancabilmente andare. Naturlamente c’e’ chi ha trovato le sue strategie per rimanere. Eccole:

  1. Pendolari. E’ il sistema più sempce, anche se caro. Ogni 60 giorni prendono l’aereo meno caro che vi sia, normalmente per Cancun, dove vanno al Consolato cubano, richiedono un nuovo visto e tornano a Cuba per altri 30 + 30 giorni. Ci vogliono alcune centinaia di dollari fra biglietto, nuovo visto, eventualmente dormire all’estero. Possibile, ma terribilmente noioso alla lunga.
  2. Sposarsi. Diventate cubani, ci restate, ma non potete più venirne via…..
  3. Studenti. Vi iscrivete ad un qualsiasi corso: di lingua, universitario, ecc. Se vi accettano vi danno il visto di studente e potete restare. Ma bisogna essere in regola con gli esami, pena la decadenza del visto. Se prendete un corso di lingua potete cercare di corrompere (ci riuscirete) il professore, che vi farà facilmente passare gli esami e, probabilmente, vi esenterà anche dal più delle lezioni. Ma non è possibile tirare troppo la corda.
  4. Lavoratori. Questo è proprio difficile. Bisogna convincere una delle pochissime ditte straniere che hanno attività a Cuba ad assumervi. Avrete tutti i vantaggi, ma bisogna lavorà….
  5. Clandestini. Si mormora che ve ne siano. Ma io non ci credo.
  6. Delatori. Girano all’Avana certi personaggi, anche italiani, abbastanza disgustosi: pedofili, razzisti, anticastristi che paiono avere totale impunità. E stanno sempre lì. Ritengo che siano degli agenti provocatori che avvicinano altri stranieri per carpire informazioni e passarle alla Polizia. In cambio possono restare. Se ve la sentite…
  7. Corruzione. Non vi è dubbio che questo cammino esiste. Ci vuole il funzionario giusto che sistema tutto. Ma quanto vi costa? Quanto può durare? Quali sono i rischi?  Quante sono le possibilità che finiate per cadere in una trappola ancor più cara?

E’ quindi  possibile restare a lungo a Cuba, con alcuni costi ed alcune contorsioni. Gli italiani in queste cose se la cavano meglio di molti altri popoli.

Ma il vero problema è rappresentato dalla casa: Continua qui.

[La doppia moneta di Cuba]

[Le Casas Particulares]

Il turista e la doppia moneta di Cuba.

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Il Palazzo Bacardi, quelli del rum. Il simbolo del capitalismo scacciato da Cuba.

E’ complicato per il turista districarsi nella complessa politica monetaria cubana. Molti ripartono senza aver capito molto, altri si fanno fregare. Quella che segue è una guida pratica.

A Cuba sono in vigore due monete diverse: il Peso Cubano ( o Moneda Nacional o MN) e il Peso Cubano Convertibile o CUC (pronucia se-u-se). Quindi dire solo Peso Cubano non vuol dire niente. Bisogna dire (e pensare) in termini di Pesos Moneda Nacional o Pesos CUC. Il valore di un Peso CUC è fisso ed è uguale ad un dollaro. Il rapporto fra Moneda Nacional (MN) e CUC è variabile e sta intorno a 1:25. La MN è la vera moneta dei cubani; il CUC è la moneta degli stranieri e dei cubani ricchi ed arraffoni.

Le banconote delle due monete sono ovviamente diverse e bisogna imparare a riconoscerle il più presto possibile. E’ indispensabile conservare le banconote delle due mnete in modo separato: non bisogna mai mescolarle nel portafoglio, per evitare confusioni dalle quali uscirete sicuramente perdenti.

Le altre monete come euro o dollaro non esistono, non tiratele fuori ed evitate beghe.

Quando arrivate a Cuba dovete, fin dall’aeroporto, cambiare i vostri soldi o ritirarli con la carta di credito alle casse automatiche. Ricordatevi che le macchinette non sono molte, che il Bancomat non funziona, che anche alcune carte di credito hanno problemi ed infine che è meglio cambiare gli euro, in quanto i dollari pagano una commissione del 10%.

Prendete la quantità di CUC che voi ritenete opportuna per vivere (Cuba è cara quasi come l’Italia, in CUC) ed una piccolissima quantità di MN: diciamo un massimo dell’equivalente di 20 euro.

Tutto ciò che si può comprare a Cuba ha un prezzo o in MN o in CUC.

[Vivere a Cuba] [Affittare le Casas Particulares] [Avere casa all’Avana]

Bisogna quindi sapere che cosa comprare con l’una moneta e cosa con l’altra.

La cosa non è banale dal momento che i prezzi esposti sono preceduti dal simbolo $ che non sta per dollaro ma per peso. Il problema è che questo simbolo indica ugualmente il Peso Moneda Nacional che il Peso CUC. Sembra fatto apposta per indurre in confusione i turisti. Su questo giocano in molti per fregarvi, non completando il simbolo che dovrebbe essere: $ MN oppure $ CUC. Quindi non basta leggere il prezzo affisso in $, ma bisogna anche capire se si tratta di $ MN o di $ CUC.

Non dimentichiamo che i prezzi in MN sono terribilmente più bassi che quelli in CUC. Se pagate in CUC un oggetto che andrebbe pagato in MN vi costerà 25 volte (confermo, 25) più caro di quello che dovrebbe.

Tutti i libri (esclusi quelli fotografici), i giornali, i cinema, le medicine in farmacia, i prodotti alimentari di base nei mercatini rionali ed altri articoli essenzialissimi o legati alla cultura si vendono in MN. Tutto il resto e cioè quello di cui avete bisogno voi si vende in CUC. Da qui il fatto che di MN ve ne bastano pochissimi. Al limite un turista distratto può fare tutto in CUC.

Ma un turista attento che cerca nelle pieghe delle città e delle campagne troverà dei fatti interessanti. Ci sono dei bar e dei ristoranti (ovviamente in luoghi non turistici) dove si può mangiare e bere in MN. Vi si mangerà meno e meno bene, ma si spenderà meno di un euro per un pasto. Il menu sarà corto ed i piatti tirati via, ma del tutto decenti. Vi è una marca di birra ed alcune di rum acquistabili esclusivamente in MN. Stessa cosa per sigarette e sigari (di bassa qualità).

Vi sono quindi due tipi di locali pubblici: quelli in MN e quelli in CUC. I primi sono facilmente riconoscibili perché son assai bruttini. I ristoranti in CUC non vendono niente in MN; invece quelli in MN possono vendere delle cose in CUC come certi tipi di birra e quasi tutti i liquori. In questo caso vi verrà presentato un doppio conto: uno in MN ed uno in CUC.

Naturalmente potete pagare il conto in MN con dei CUC al cambio corrente. E’ invece impossibile pagare un conto in CUC con la MN.

Per gli alberghi, invece non è così, se non raramente, ed in luoghi isolati. Vi sono ugualmente alberghi o B&B (Casas Particulares) in MN o in CUC, ma in quelli in MN gli stranieri non possono dormire pena severissime reprimende al proprietario o al gestore.

Stessa cosa per i trasporti: vi è una compagnia di bus da turisti in CUC ed una da cubani in MN sulla quale i turisti non possono salire senza nessuna eccezione.

Più complicato per i taxi. Alcuni tipi di taxi (quelli più vecchi e malconci) funzionano in MN anche per i turisti; quelli nuovi, quelli storici e quelli ridicoli a uovo vanno solo a CUC. Altri devono fare un certo numero di corse in MN dopo di che possono chiedere CUC. Ogni autista di taxi, comunque, cerca di fregarvi. I taxi collettivi vanno a MN.

Non è finita. Il governo ha messo alcuni (pochi) bei ristoranti in zone turistiche dove il conto sarà presentato in MN, con i prezzi da cubani poveri. Fanno ciò per evitare l’effetto “ghetto dorato” dei luoghi turistici dove solo i turisti potrebbero mangiare, mentre i cubani “normali” dovrebbero andare a farlo in periferia. In questo modo è salvaguardata una certa giustizia sociale. Ma questi ristoranti non sono riservati solo ai cubani (se no avremmo un altro effetto “ghetto”) ma è di libero accesso anche per i turisti. Per cui potete mangiare con tre lire in centro all’Avana. Vi è evidentemente la ressa e trovare un tavolo è problematico. Le sorti di questi ristoranti sono mutevoli e succede spesso che cambino da MN a CUC. Una volta ho anche trovato un ristorante che aveva due carte diverse: una ricca con piatti abbondanti e ben fatti, da pagare in CUC ed un’altra, corta e miserina in MN. Quindi, fianco a fianco, turisti e cubani ricchi “imbanditi” e cubani poveri con piattini da miseria. Ammetto che fa un pò effetto, in un paese socialista.

L’esempio chiaro di tutto questo si ha alla famosissima gelateria Ofelia. Nel suo parco vi è una sempiterna fila di persone che aspettano di comprare il loro gelatino a pochi MN; al primo piano si viene elegantemente e rapidamente serviti di imponenti coppe assortite pagate con alcuni CUC. Il gelato è lo stesso, cambia la quantità ed il servizio! Socialismo contro capitalismo.

Ogni sistema ha le sue zone d’ombra. In questo di cui stiamo parlando, consistono nel fatto che alcuni (tutti quelli che possono) furbacchioni, contano sull’ignoranza dei turisti che non hanno letto questo post e vi rifileranno roba da MN in CUC prendendovi 25 (venticinque) volte di più. A me è successo in una farmacia. Vi è inoltre il sospetto che certi ristoranti in MN abbiano una fraudolenta carta in CUC che tirano fuori quando vi vedono straniero ed un po’ citrullo.

Certe cose sono veramente sul filo del rasoio. In campagna, ad un chiosco che vende bicchieri di succo di canna da zucchero dovete dare 1 peso in MN; ma se quel chiosco è vicino ad una chiesa visitata dai turisti dovete dare 1 peso CUC per lo stessissimo bicchiere. Oppure cominciate una discussione infinita con il tipo del chiosco. E ad un contadino che vi vende una bella papaia volete dare 5 pesos MN come se foste un suo vicino o gli date volentieri 1 CUC perché siete solidali con il settore agricolo?

E voi volete fare l’accattone e mangiare cattive paste in una pasticceria MN o vi fate un bella fetta di dolce in CUC? I cubani che possono, scelgono la seconda che ho detto. I cubani ricchi vivono in CUC, anche se hanno gli stipendi in MN. Quindi li vedrete negli stessi luoghi di lusso (quindi in CUC) dove vanno i turisti.  Resta un po’ da capire come fanno a trovare tutti quei CUC. Forse fregando i turisti?

Le mance, ovviamente, sono in CUC; quando corrompete un poliziotto che vi ha trovato in 8 in una macchina, anche.

Insomma il sistema è complicatissimo e mutevole. Dominarlo bene è impossibile, ma ora un’idea di quel che vi aspetta ce l’avete. Io so che molti pensano di andare a Cuba, di vivere in MN e di non spendere quasi niente. Non ce la farete mai, se non volete passare tutto il vostro tempo nelle periferie o nei paesini sperduti e dormendo sulle panchine (non vi permetteranno di farlo).

Ho conosciuto solo una persona che ha fatto tutto un viaggio pagando esclusivamente in MN. Era con alcuni cubani, non apriva bocca e faceva quel che le dicevano. Nessuno si è mai accorto che fosse straniera ed ha potuto viaggiare e dormire da cubana, in MN. Ma sono casi del tutto rari.

E, soprattutto, non sognatevi di pagare l’amore dei/delle cuban* in MN!!!

[Perchè invece di andare a Cuba non andate altrove ai Caraibi?]