Svanezia: cultura, turismo e gastronomia

IMG_20150830_133114A quanto detto qua si aggiunga una ulteriore particolarità che rende, di fatto, la Svanezia un luogo unico al mondo e molto speciale.

La valle principale della Svanezia è lunga molte decine di chilometri; è percorsa da un fiume che sbocca in un pianuira che da sul Mar Nero. L’imbocco della valle, a partire da tale pianura, è difficilissimo. L’nizio della valle è strettissimo e le pareti che la finacheggiano sono alte ed erte. Ancora oggi la strada che vi penetra è piuttosto precaria; durante l’inverno, la valle può restare del tutto isolata, a causa della neve ed in primavera od autunno le forti piogge provocano frane che interrompono la strada anche per alcuni giorni consecutivi. Insomma, è un postaccio, per andarci, scomodo. In questo ricorda Scanno la cui valle ha la stessa configurazione e gli stessi problemi, sia pure molto più in piccolo.

Per quale motivi gli antichi si intestardirono a volerla abitare? Ebbene, nella Svanezia c’era l’oro e ce n’era tanto. La pianura sottostante è l’antica Colchide e il mito del vello d’oro di Giasone nasce proprio dall’oro della Svanezia. Mirabile cosa: una regione che sembra persa ai confini del mondo, in realtà era importante e conosciuta già dagli antichi greci.

Divenne quindi un luogo ricco, importante frequentato. Si creò in questa lunga valle della Svanezia una civiltà peculiare. Pur essendo intrinsecamente georgiano, il suo popolo ha una lingua propria, una cucina particolare, un bellissimo artigianato del legno (ormai abbandonato) e un orgoglio fierissimo. Anche troppo, a dir la verità: gli uomini mi son sembrati assai cafoni. Gradevolissime ed efficacissime, invece, le donne.

IMG_20150830_150726Civiltà montanara: ancora oggi si fa il fieno con la falce fienaia e lo si porta in paese sulle mulattiere con delle slitte tirate dai buoi. Si fa il formaggio e la grappa di frutta. Nei paesi girano cavalli, asini e mucche e si respira a pieni polmoni la sana fragranza delle loro cacche, come avveniva decenni fa sulle Alpi, prima della stucchevole tirolesizzazione avvenuta negli utlimi tempi. Le case della Svanezia sono grandi, a due piani, con molto legno e grandi terrazze aperte, a volte con delle cassapanche intagliate degne di un museo. Dopo la caduta della Unione Sovietica la vita è diventata durissima essendo finite le forme di redistribuzione socialista del reddito nazionale. L’emigrazione è diventata feroce. Molte case sono abbandonate; a volte lo sono dei paesini interi, specialmente quelli più in alto, di più difficile accessibilità. La gente è emigrata, prima altrove nell’ex Unione Sovietica, ora a Tiblisi e in Europa.

A Mestia vi è un bel museo, ben curato e con dei bellissimi pezzi, sulla cultura specifica della Svanezia. Si resta meravigliati dal livello delle loro produzioni artigianali.

IMG_20150902_182448I turisti che arrivano in Svanezia sono, per tradizione, quasi sempre trekkers: russi, nord europei, giapponesi (che non camminano), israeliani. Arrivano a Mestia e da lì partono diversi itinerari che arrivano fino a Ushguli ed oltre. Le possibilità sono diverse, ci sono varianti. Ci si può facilmente passare una settimana, di villaggio in villaggio, scavalcando i crinali fra le valli laterali. Chi cammina meno può percorrere in macchina il fondo valle ed arrivare comunque abbastanza lontano. Si può anche andare a cavallo.

Tutto è molto rustico e spartano; non ci sono alberghi se non a Mestia. Le case che offrono ospitalità sono spesso rudimentali: un solo bagno in fondo al cortile, ci si lava con l’acqua (fredda) che va a finire nell’abbeveratoio delle bestie, si dorme tutti insieme in camere molto alla meglio. Alcune case cominciano ad organizzasi e ad essere più accoglienti.

Difficile prenotare: camminando non si sa fin dove si arriverà la sera, complicato trovare i numeri dei cellulari giusti, eccessivo sperare che gli svaneti dei villaggi più remoti riescano a gestire professionalmente un certo numero turisti tutti insieme. Molti difficile capirsi: escluso qualche giovane che sa l’inglese, la lingua internazionale è il russo. Ho visto camminatori disperati che non sapevano più come fare a trovar un letto. Noi stessi, in un villaggio, non riuscivamo a trovare la casa prenotata: siamo dapprima finiti in quella sbagliata. Ed in un altro caso non ci volevano accogliere perchè non riuscivamo a far capire loro che eravamo stati noi a prenotare.  Il costo per dormire e cenare va sui 25 euro a persona, che è poco per noi, molto per loro.

IMG_20150830_135828E mangiare è un altro, l’ennesimo, asso della Svenezia. Si mangia benissimo, nelle case dove si trova ospitalità. Non si sceglie: la padrona di casa mette in tavola una decina di pietanze diverse, a suo estro. I piatti sono sempre più o meno gli stessi, ma ogni cuoca ha la sua mano. Il pane viene sempre fatto sul momento e sono focacce morbide; vi è poi l’immancabile cacciapuri (focaccia con il formaggio o altro dentro), tante melanzane a volte con una deliziosa crema di noci sopra, formaggio (spesso salato arrabbiato), fagioli, insalate varie, ceci, yoghurt, sciroppi casalinghi di frutta e tante altre cosine spesso molto buone. Quasi mai la carne. La Svanezia non produce vino, solo distillati di frutta. Quelle cene, per i camminatori stanchi son una vera festa. L’atmosfera è bucolica al 100% e la padrona di casa è sempre gentilissima ed allegra.

Con una camminata assai lunga, di tutta una giornata, o con alcune ore di macchina molto robusta si può passare dalla Svanezia superiore a quella inferiore. Questa è una vallata molto meno aspra, più temperata, agricola e ricchissima di vegetazione. Turismo zero, bellissime case in campagne che possono offrire spartana accoglienza, ma ottimo cibo. Qualche giorno di oblio bucolico. Basta andare in giro a chiedere chi può ospitare. Del resto la Georgia è terra di scambi ed accogliere dei viandanti fa parte della sua cultura.

La Svanezia è un eccezionale mondo a parte, la cui visita è più che consigliatissima, anche se non siete camminatori.

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