Il necroturismo

Cimitero mussulmano in Tunisia, nei pressi di Beja. Nell’Islam non vi è la cura delle tombe. Deperiscono insieme al ricordo di chi le occupa.

Il necroturismo è una bellissima cosa ed il Viaggiatore Critico lo pratica con grande passione e costanza. Del resto i vivi sono a volte infastiditi dai turisti e poco propensi a lasciarsi osservare, mentre i morti si lasciano avvicinare tranquillamente e non chiedono nemmeno la mancia.

Vanno distinte due grandi categorie di necroturismo: il paleonecroturismo ed il neonecroturismo. Il primo, più banalmente, si occupa delle tombe degli antichi e si confonde con l’archeologia, la storia dell’arte, la museologia. Visitare antiche necropoli, ammirare le piramidi d’Egitto, studiare le tombe monumentali delle chiese barocche sono attività ovvie ed alla portata di ogni turista. Il neonecroturismo consiste invece nel visitare e frequentare i cimiteri moderni, ancora in funzione.

Il cimitero delle personalità a Tallinn.

I cimiteri sono dei luoghi del tutto particolari, nel tessuto urbano delle moderne città. Sono una sorta di “luogo fuori dallo spazio” normale. Resistono all’omologazione selvaggia del sistema di vita globalizzato. Sono spazi chiusi, separati dal resto. Vi si entra per una porta che segna chiaramente il limite fra ciò che sta fuori ed il mondo diverso nel quale entriamo. Poi non ci sono automobili che circolano (salvo qualche raro carro funebre, che comunque, non è un mezzo di trasporto normale). Ed ancora: molto spesso ci sono piante, alberi, fiori, aiuole, del verde. E ciò rallegra l’animo e ci mette di buon umore; i cimiteri sono una specie di parco naturale urbano. Inoltre c’e’ silenzio e dopo aver attraversato il frastuono della città, ci sentiamo molto sollevati. C’è poco affollamento, d’ordinario, e quelle poche persone presenti si comportano in un modo civile e composto. I visitatori dei cimiteri sembrano tutte delle brave persone.

Le tombe a casetta degli indigeni nel sud del Chile.

Ammetterete che questo breve elenco di punti positivi pone i cimiteri ai primi posti dei luoghi, in quanto a godibilità.

Poi ci sono i morti. Tutti abbastanza ordinati in file e colonne come in un quadro Excel. Dichiarano apertamente il loro nome e cognome, le loro date e mostrano la foto della loro faccia. Alcuni aggiungono delle frasi gentili per farsi meglio conoscere dal visitatore. Finalmente delle persone che non hanno niente da nascondere: nessuno usa nick name, Photoshop o altera la propria età. Ci mostrano l’essenzialità della loro persona e questo è un grande insegnamento. Sono ciò che noi saremo e questo ci conforta. Se loro non si lamentano della loro condizione, noi non possiamo temerla.

A queste considerazioni generali il necroturista aggiunge le particolarità di ogni cimitero che visiterà nei vari paesi. E qui le sorprese non mancano affatto e ne vedrà di tutti colori, restandone stupito ed affascinato. Scoprirà cose che non poteva immaginare.

Cimitero di Santiago del Cile.

In Olanda i morti danno le spalle alla porta del cimitero e chi entra vedrà la parte posteriore della lapide, infissa a terra, senza scorgere nessun nome. Per vederli dovrà aggirare le lapidi. Nei cimiteri mussulmani le tombe sono messe in ordine sparso e non sono curate. Una volta deposto il morto e costruita la tomba più nessuno ci mette mano e la muratura si disfa col passare dei decenni. In Corsica a volte, nei villaggi, i morti sono messi negli oliveti, senza che ci sia un vero e proprio cimitero. I cimiteri di guerra sono straordinariamente ordinati. I morti sono irreggimentati come lo furono da vivi ed insieme al nome vi è sempre il grado; per mantenere le distanze anche da morti.
Nel cimitero di Santiago del Cile alcune tombe sono piene di colori: bandiere, nastri, fiori di plastica, bottiglie e sassi dipinti. Sono molto allegre, pagane, si capisce che il morto è contento. In Patagonia gli indigeni fanno una casetta sempre di legno e di lamiera, dipinta di azzurro. Poi, con il tempo ed il tremendo vento di quella regione, la casetta marcisce e si affloscia sulla tomba.  Nel cimitero della Recoleta di Buenos Aires si inumano i morti in cappelle molto importanti, pretenziose, arroganti nella loro architettura. Piene di boria, come molti degli abitanti di questa città. Ma le porte delle cappelle sono chiuse e non si riesce a capire chi c’e’ sepolto. Morti gelosi, nessuno deve sapere chi sono. Diametralmente opposto il cimitero “nobile” di Tallinn, disposto in un bosco senza nessuna recinzione o edificio religioso. Fra gli abeti sono sistemati le semplici lapidi ed i morti sono raggruppati per mestieri: da una parte i musicisti, dall’altra i letterati, qua gli scienziati, là i politici. Anche a Kinshasa, durante la guerra di aggressione del Rwanda, quando la miseria dominava sovrana, i morti erano sepolti in campagna, al di fuori del cimitero ufficiale. Le famiglie non avevano i soldi per pagare le tasse di inumazione e sistemavano i morti dove potevano, di notte, di nascosto. Tristezza infinita.
Anche nella cripta dei Cappuccini di Palermo dividono i morti per categoria. ma qui hanno trovato il sistema di risparmiarsi di seppellirli. Lasciavano i corpi a mummificarsi e poi li appendevano alle pareti della cripta con i vestiti e tutti. Secoli dopo sono ancora lì, a centinaia, in bella vista; solo un po’ polverosi. Ad Haiti, invece, se si visitano i cimiteri, capita di assistere a delle cerimonie di vudu con accensione di fuochi profumati, spargimento di liquore sulla tomba del morto da placare, recitazione di formule segretissime e pericolose da ascoltare. State attenti.
Bello il cimitero copto del Cairo. Le cappelle delle famiglie hanno la forma di casette, con le finestre, le scale e tutto. Ci sono molti alberi e vien voglia di andarci a vivere. Certo quei morti stanno molto meglio della grande maggioranza degli abitanti vivi di quell’infernale città.
Ancor più caratteristici sono i cimiteri cosiddetti acattolici, diffusi in tutte le città del mondo cattolico.

Le belle casette – tombe del cimitero copto del Cairo.

Possono essere separati dal cimitero normale o possono farne parte, ma in un angolo ben contrassegnato dal resto. Vi sono sepolti i protestanti, gli atei, i morti di altre religioni. Gli ebrei normalmente no, perché loro hanno un cimitero per conto proprio. Particolarmente significative le sepolture degli atei dell’800 e del primo ‘900 che portano, con scritte e simboli, la loro polemica mangiapreti fino all’ultima dimora, significando che sono rimasti coerenti alle loro idee anche in faccia alla morte.

 

Da non tralasciare mai una visita ai cimiteri di quei molti paesini che stanno scomparendo, nelle zone remote d’Italia e d’Europa, vittime della globalizzazione e della urbanizzazione. Sono cimiteri piccoli, senza guardiano, con un cancello arrugginito. Le poche tombe recenti quasi stonano fra le molte antiche e ricoperte di licheni. Questi son morti due volte, nessuno vuole abitare là dove loro lo hanno fatto. Quel che lasciarono non interessa più a nessuno.

La tomba di un Foscolo all’estremità del Danubio, sul Mar Nero.

Pagine di storia minore ritroviamo nei cimiteri. Nei cimiteri delle parrocchie del Gabon c’e’ sempre un angolo dove venivano sepolti i missionari francesi. C’e’ segnata la data di nascita, quella di arrivo in Gabon e quella della morte. La maggioranza di loro non superava i 5 anni di vita in Africa; durante i primi decenni del ‘900. Arrivati e sterminati dalla malaria. Nel cimitero di Sulina, alla foce del Danubio, riposano alcuni agenti della prima associazione degli Stati Europei, quella per il controllo della libera navigazione sul Danubio.

Vacanze al cimitero: originali ed istruttive!