Io, i francesi, non li reggo più.

Luigi XIV, il Re Sole. Tutto girava intorno a lui.

Devo confessare che io non reggo più i francesi. Non li sopporto proprio più. Ho anche smesso di andare in Francia, di vedere la televisione francese, di leggere i loro libri, di vedere i loro film, di ascoltare la loro musica, di interessarmi alle loro faccende, fossero pure i Gilets jaunes.

Perché? Non lo so di preciso, ma non ne posso proprio più.

Eppure ho subito una loro profonda influenza culturale, ne ho imparato bene la lingua, ho seguito gli affari politici e culturali, ho vissuto in mezzo a loro, ho apprezzato il camembert, ho avuto capi, colleghi, sottoposto francesi. Poi ho detto basta.

Ora ne sono profondamente insofferente.

Mi da fastidio come parlano; con quel tono un po’ scocciato e supponente di dover spiegare cose ovvie che l’ascoltatore dovrebbe sapere, se non fosse così ottuso; sbufficchiando e facendo la bocchina a culo di gallina. E i loro modismi? Quel ripetere le solite quattro viete formulette che vogliono sembrare disinvolte, ma sono solo penose. (pas terrible, pas possible, vachement, c’est deguelasse, du n’importe quoi, allez! c’est parti!). Che se gliele togli restano lì a boccheggiare muti come trote appena pescate. Il vizio di usare molte parole per dire poche cose. L’uso di parole che vorrebbero essere spiritose quando invece sono solo trite e ritrite: godasses per scarpe, bagnole per macchina, à poil per nudo, mec e nana per uomo e ragazza. Insopportabilmente stucchevole e ripetitivo.

Il loro senso dell’humour? E’ sbalorditivo come possano ridere di battute sempre uguali e mille volte ripetute. Possono assistere allo stesso numero comico ripetuto e ripetuto quasi identico e continuano a riderne. Monotonia, nessuna variazione agli schemi. Sono così contenti di aver capito la battuta che vi si afferrano, impauriti di non capire la seguente, diversa.

Sembrano sempre un po’ arrabbiati, come se la tua esistenza li disturbasse, in qualche loro affare di primaria importanza. Si guardano gli uni gli altri con insofferenza e superiorità; sono obbligati ad ignorarsi o a scontrarsi, quando non possono ignorarsi.

Prendete le donne eleganti. Guardate le loro gambe: hanno sempre dei tacchi accentuati e dei polpacci magri, con i muscoli nervosi, ben scolpiti, tesi ed indaffarati. Tacchettano qua e là smaniando e dando ordini, appena possibile.

Gli ordini vengono impartiti ricoperti da formule di politesse a cui più nessuno crede; ampollose, ma dette con toni ultimativi che lasciano intravedere la fucilazione alla prima esitazione (s’il vous plait, j’aimerais bien, puis-je vous demander, voudriez-vous bien).

E’ un continuo gioco di intimidazione e apparenti buone maniere. I francesi cercano di sopraffarsi vicendevolmente a colpi di fioretto. Si dicono cose terribili con modi apparentemente gentilissimi. Si disprezzano con raffinatezza.

Svevo Moltrasio, autore, regista, attore di una serie web sui difetti dei francesi. Molto seguita ed amata da chi conosce i francesi. Meno comprensibile, forse, per chi non li conosce. La serie si chiama Ritals, che è il nome dispregiativo che viene dato agli italiani in Francia.

Naturalmente tutto ciò ha una spiegazione. La Francia è di gran lunga il paese più antico dell’Europa occidentale. Inghilterra e Spagna sono arrivati all’attuale consistenza in epoche più recenti; Italia e Germania da ben poco tempo. La Francia è stata, invece, un paese unitario (con modeste differenze dai confini attuali) da sempre, con una forte monarchia centrale di stanza a Parigi. Questa città è assolutamente centrale in Francia, tutto è concentrato lì. Non vi sono equivalenti di Milano, Barcellona, Amburgo, Francoforte. A Parigi risiedeva un re potentissimo, circondato da una folla di nobili che componevano la Corte. A cui si aggiungevano artisti, intellettuali, condottieri. La crema di una nazione intera era concentrata a Corte, dove sbafavano il frutto del lavoro di milioni di disgraziati che languivano nel resto del paese. Ed è a Corte che nasce la cultura dei francesi; non nei borghi come in Italia, nei conventi come in Spagna, nei castelli in campagna come in Inghilterra o nei magazzini delle merci come in Olanda.

Immaginiamoci quindi una società di ricchi oziosi che si disputano l’un con l’altro la benevolenza della Maestà, accompagnata immancabilmente dai soldi degli appannaggi. E come si combattono questi ricchi, pigri, dispettosi ed infantili Signori? Con le battute salaci; con le risposte acide; con l’astio del mio sangue più blu del tuo; con l’eleganza raffinata dei modi e degli abiti, ma non certo dell’animo; con il disprezzo verso gli altri. Bisognava scintillare per attrarre l’attenzione del Re, ed i suoi soldi. Si doveva essere brillanti di spirito, svelti di lingua, eleganti nei modi. La sostanza contava poco, l’immagine moltissimo. In quelle Corti avvelenate dagli odi doveva predominare l’abitudine sciacallesca di sbranare chi si trovasse in difficoltà; un avversario eliminato! Tutto ciò è la cultura francese attuale.

Di particolare sgradevolezza è, ai giorni nostri, l’ultima abitudine appena menzionata. Se il loro interlocutore falla in un qualche modo, il francese medio è subito pronto ad avventarglisi contro facendogli rimarcare l’errore commesso, l’imprecisione dimostrata, una qualche inadeguatezza nello svolgere un compito. Pare che ne godano a rinfacciarsi le cose: totale mancanza di signorilità, umanità, sensibilità. Degli avvoltoi in cerca delle mancanza altrui. Ed è per questo che quando un francese si trova in fallo, reagisce con veemenza; per parare i colpi che stanno per arrivare copiosi.

L’arroganza e la supponenza grondano copiosi in Francia, grande guele la chiamano loro stessi. La mancanza di educazione impera sovrana. Ad una cena formale a cui partecipavo ho sentito un francese dire che gli italiani sono tutti magnaccia. Non conto le volte che dei francesi, appena si son resi conto del mio accento italiano, hanno esclamato felici: “Mafioso”. Innumerevoli le volte che non riconoscendo il vostro accento vi chiederanno da dove venite; e non perché gliene importi qualcosa, ma solo per farvi rimarcare il fatto che siete stranieri; giusto per tenervi a distanza. In un ristorante a Tolosa si sono rifiutati di servirmi perché in compagnia di una donna nera.

In questo contesto è facile immaginarsi come i francesi abbiano trattato, trattino e tratteranno i loro colonizzati prima in Africa e poi in casa loro. Abissi di razzismo, molto spesso mascherato da quell’aria di accondiscendenza che è gentile avere nei confronti degli inferiori. Paternalismo, aria di sufficienza, velato (se non aperto) disprezzo. E’ una cosa insopportabile. Non c’e’ quindi da meravigliarsi se, frequentemente, divampino episodi di cieca violenza; come quando bruciavano le macchine o si organizzano attentati terroristici. Se ci avete fatto caso gli autori di quest’ultimi sono quasi tutti nati in Francia. Si dicono combattenti islamisti, ma le loro azioni credo siano, più semplicemente, risposta al disprezzo di cui quelle persone, e le loro comunità, sono state fatte perennemente oggetto.

Qualcuno dirà che non tutti i francesi sono così e che vi sono delle eccellenti e sensibili persone. Ovviamente è così, soprattutto nelle contrade marginali del paese. Ma essendo la Francia una nazione straordinariamente accentrata, lo spirito, le abitudini, l’essenza del paese si costruisce a Parigi e da lì si irradiano incontenibili verso il resto della Francia.

Io non ci vado più, per non rovinarmi il fegato, ed altrettanto consiglio a voi.

La tristezza della Guadalupa.  (Non andateci) 

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Foresta densissima alla Basse-Terre

Che consigliare?  Vale la pena di andare alla Guadalupa oppure no?
La risposta e’ certa, chiara,  rotonda, netta: no.

Eppure i punti positivi sono numerosi: pur trovandoci ai Caraibi è un’isola francese, quindi è come essere in Europa. da un punto di vista amministrativo siamo proprio in Europa. Di conseguenza le condizioni di vita, di sicurezza, sanitarie e sociali sono come in Francia; del tutto comparibili a quelle che troviamo in Italia.  In altre parole si puo’ vivere alla Guadalupa come se si fosse all’isola d’Elba, pur vivendo nel clima e nei paesaggi dei Caraibi. Una accoppiata molto comoda, bisogna riconoscere.

Ci sono poi delle bellissime spiagge ed una grande e verdissima montagna ricca di vegetazione tropicale che si puo’ anche percorrere a piedi.
Inoltre si mangia molto bene alla Guadalupa.  La cucina delle Antille e’ varia,  saporita, succolenta e gustosa.  Intingoli che si possono principalmente trovare nelle modeste trattorie frequentate dai locali, nei paesini. Si beve dell’ottimo rum.

E si trovano anche degli spunti molto interessanti nella storia dell’isola, ricca di avvenimenti di pirati e bucanieri e contraddistinta dalla tragedia della schiavitu’ e della canna da zucchero. La mescola di popoli e di culture che affollano l’isola è un tema di grande interesse che il turista curioso potrà cercare di approfondire discutendone con i locali (se glielo permettono). Tutti questi sono motivi e spunti di approfondimento che possono ben riempire una vacanza alla Guadalupa. Infine bisogna riconoscere che si tratta di un angolo dei Caraibi diverso da molti altri.

Ebbene, nonostante tutto ciò, gli aspetti negativi prevalgono.

Se decidete di andare nel mondo tropicale e’ perche volete trovare un sapore esotico, e per far ciò siete disposti a confrontarvi con alcune difficoltà. Se vi dovete ritrovare nel traffico come a casa, con i supermercati ed i centri commerciali come a casa, con le regole, gli orari, lo stress e le nevrosi quasi come a casa, tanto vale andare veramente all’Elba o in Sardegna dove le spiagge non sono da meno. Senza dimenticare il fatto che il viaggio in aereo è caro e che i prezzi della Guadalupa sono molto più alti di quelli nostrani.

Inoltre.  Il fatto che sia Francia fa si che il turismo sia quasi esclusivamente domestico: questo vuol dire che la maggioranza dei turisti sono francesi che pur volendo l’esotico, scelgono quello di casa, per evitare ogni inconveniente . Si tratta quindi di un turismo assai pantofolaio e conservatore. Manca l’internazionalismo turistico e sovrabbonda il nazional-popolare; questo aspetto ci piace molto, senza dubbio, ma un pò meno quando è a stragrande maggioranza francese.

Fra gli altri aspetti negativi della Guadalupa vi è il diffusissimo razzismo contro i bianchi che rende tesa l’aria e potenzialmente periglioso ogni rapporto con il popolo locale. Può succedere di essere insultati anche se non avete fatto assolutamente niente di strano. A me è successo per non aver salutato uno sconosciuto incrociato per strada; sono alla ricerca di pretesti per attaccare i bianchi. Si vogliono vendicare della dominazione coloniale francese, ma io che c’entro?

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La morte di una palma. Foto emblematica della Guadaluope.

In piu’ mancano quei luoghi e quei momenti piacevoli che allietano i turisti abituati al mediterraneo. Difficilissimo, per non dire impossibile, recarsi in città e trovare un bel negozio (tutti emigrati nei centri commerciali), un bar accogliente, un ristorante non dozzinalissimo, un corso dove passeggiare.  Questo stato di cose potrebbe essere accettabile in un paese povero, come se ne trovano in questa regione. Ma è incomprensibile che ciò avvenga in Francia.

Insomma,  ci troviamo in un luogo di schiavi dove e’ arrivato il welfare.  Vi e’ un certo benessere con  diritti e servizi pubblici di buon livello. Ma i due secoli e mezzo trascorsi dall’abolizione della schiavitu’ non sono bastati per costruire uno stile di vita piacevole. I padroni bianchi vivevano molto bene, ma niente di quello stile è passato nè agli schiavi, nè ai discendenti attuali di quegli schiavi. La schiavitù è alla Guadalupa una maledizione che non cessa di produrre infelicità.

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La canna da zucchero, maledizione di generazioni di schiavi africani e benedizione di generazioni di padroni francesi.

Paradossalmente si può affermare che la vita che menano gli africani attuali che sono rimasti nei paesi di origine degli schiavi, sia molto più difficile dal punto di vista economico e civile, ma indubbiamente più ricca per quanto riguarda la socialità, i semplici piaceri di base, le manifestazioni personali. Tutto ciò mi è fonte di infinita tristezza.

Le ferite portate dalla schiavitù sono rimaste aperte nei rapporti fra gli individui; anche all’interno della comunità nera. Ed il motivo è chiaro: il colono divideva i propri schiavi per evitare che si unissero e gli si rivoltassero contro. Quella atmosfera di mutua diffidenza è rimasto.

E per tutti quel era un luogo di dolore: i bianchi volevano solo arricchirsi nel modo più rapido possibile; gli schiavi volevano solo sopravvivere. Non c’era spazio per i piaceri della vita o per gli scambi della convivenza sociale. Era un luogo d’inferno e tale è rimasto fino ad ora, mutatis mutandis.

Risparmiatevela, la Guadaloupe  Le spiagge fra Le Gosier e Saint Francois o la costa montuosa della Basse-Terre non valgono tutta questa pena. E alla Martinica o a Saint Martin non è meglio. Le Antille francesi sono state un buco nell’acqua durante il mio viaggio.