Non andate dove c’e’ la pena di morte!

Una barbarie, sempre, anche per Saddam Hussein.

Turista che stai pensando di andare in uno dei paesi elencati qui sotto, rifletti su quel che ti dico. Se vai in uno di quei paesi, mentre tu starai in giro sulle spiagge o nelle città o sulle montagne o nelle campagne, visitando musei, assaggiando la gastronomia locale, ammirando paesaggi oppure partecipando alla festa della notte; mentre tu farai tutto ciò, ricordati turista, che vicino a te, in fetide prigioni, languono persone che stanno per essere uccise dallo Stato che stai visitando.

Ricordati che i soldi che lasci in quel paese contribuiranno ad acquistare la pallottola che fucilerà, il cappio che strangolerà, la sostanza che avvelenerà, la corrente elettrica che abbrustolirà una persona.

I paesi che applicano ancora la pena di morte sono i seguenti (fra parentesi l’anno dell’ultima esecuzione):

In Europa solo la Bielorussia (2017).

In Africa il Botswana (2016), l’Egitto (2017), la Guinea equatoriale (2010), la Libia (2016), la Nigeria (2016), la Somalia (2013, ma il paese è troppo dilaniato per poter sapere cosa fanno le singole entità nelle quali è diviso), il Sudan (2016), l’Uganda (2006) e lo Zimbabwe (2005).

Nelle Americhe solo gli Stati Uniti applicano la pena di morte, a dimostrazione della barbarie di quel paese. Ogni anno sono numerose le persone uccise.

In Asia sono numerosi: Afghanistan (2018), Arabia Saudita (2017), Bahrein (2017), Bangladesh (2017), Cina (molti casi ogni anno), India (2013), Indonesia (2015), Iran (2018), Iraq (2018), Giappone (2018), Giordania (2017), Corea del Nord (2018), Kuwait (2017), Malaysia (2017), Mongolia (2008), Oman (2015), Pakistan (2017), Singapore (2017), Siria (2017), Taiwan (2016), Thailandia (2018), Emirati Arabi Uniti (2015), Vietnam (2016), Yemen (2015).

Nessun paese in Oceania.

In molti altri paesi la pena di morte esiste ancora, non è abrogata, ma non è più stata applicata da almeno 15 anni, in una sorta di moratoria indefinita.

Da ricordare che in alcuni dei paesi sopraelencati è prevista la pena di morte per reati come la bestemmia e la sodomia, che se lo facessero da noi, rimarrebbe vivo solo il boia.

Il turismo è desiderio di conoscere, di andare in nuovi luoghi, di visitare altra gente, avvicinandoli. In poche parole il turismo aiuta la pace. Nessuno turista vorrà attaccare militarmente un paese che ha visitato, anche se si è trovato male. Qualcosa da salvare lo troverà sempre.

La pena di morte è il contrario delle spirito che anima il turismo. E’ una istituzione barbara, inutile, abominevole, propria di Stati e di governanti deboli e spregevoli. Piace ricordare che il primo Stato che abolì la pena di morte fu in Granducato di Toscana nel 1786. Ed il popolo gioì perché era loro perfettamente chiaro che la pena di morte è un’arma del Potere per spaventare il Popolo.

Prego quindi i turisti che mi leggono di prendere l’impegno di non visitare i paesi che applicano la pena di morte. Nessuno se ne accorgerà, fino a che saremo pochi; ma se saremo molti questo boicottaggio potrà avere un effetto sulla decisione dei Governi di abolire la morte di Stato o, almeno, di non applicarla. Il Viaggiatore Critico crede che i tuisti abbiano una forte responsabilità politica. Questo è uno dei casi.

E comunque questa rinuncia avrà un effetto benefico sulla nostra coscienza. Mi sembra che valga la pena farlo. Io lo farò e mi dispiace non aver cominciato prima.

Turista in Corea del Nord

By Vladimir Lysenko, Wikicommons

(Dal nostro inviato speciale Emiliano Rovati)

“Mamma, papà, ho prenotato le ferie!! Vado in Corea!!”
“Chissà che bella Seul!!”
“ ehm…veramente vado in Corea del Nord”

Gelo, silenzio, stupore.

Nessuno va in Corea del Nord. Il solo nome evoca isolamento, terrore e desolazione. Eppure…bastano 2 o 3 click, un bonifico internazionale, un volo A/R per Pechino e la Repubblica Democratica Popolare di Corea vi aprirà le sue porte, a modo suo e con le sue regole. Un veloce briefing nell’agenzia inglese con sede a Pechino il giorno prima della partenza, un piccolo prontuario sulle cose da non fare e la mattina seguente un’antica creatura dell’Ing. Tupolev vi porterà ai confini della ( vostra) realtà.

Cosa può riservare un viaggio nella DPRK? Tutto e niente, in realtà.

Visiterete decine di monumenti che ricordano a tutti che i nemici si chiamano Giappone e USA, vedrete negli occhi i marines e i militari sudcoreani dalla parte “sbagliata” , non capirete mai se la guida che vi riprende in ogni istante del viaggio con una telecamera più pesante di voi è lì per spiarvi o semplicemente per scroccarvi i 50 euro del DVD ricordo, se quella signora che avete visto alla casa natale di Kim Il Sung è la stessa che avete visto al Luna Park la sera e che poi era la stessa signora che giurerete di aver visto all’aeroporto il giorno dell’arrivo. Riderete con un brivido sulla schiena nel buio totale della notte alle terme vicine a Namp’o sentendo dagli altoparlanti la voce di Kim Jong Il o indossando il camice bianco mentre vi faranno visitare il “miglior ospedale infantile di tutta l’Asia” e noterete che, tra le attrezzature targate CCCP, troverete di tutto tranne i bambini.

By Martin Cígler, wikicommons

Non crederete alle vostre orecchie quando sentirete da una voce registrata che in Africa centrale il giorno della morte di Kim Il Sung i paesi si sono fermati per la disperazione o strabuzzerete gli occhi vedendo coi vostri occhi che il Grande Leader fu insignito della cittadinanza onorario a Sarzana (SP) e a Magenta (MI). Vi chiederete a distanza d’anni se il vecchio pieno di rughe che piange commosso indicandovi il giorno in cui Kim Il Sung ha inaugurato il ristorante che lui dirige è davvero commosso, come in quel momento vi sembra, o se recita una sceneggiata che vi sembra recitino tutti. Mentre state degustando una splendida grigliata, vi chiederete se quel ristorante è davvero aperto solo per voi o se invece la sera allegre famiglie coreane affollano i locali come vi stanno dicendo. Vi resterà la certezza che vi hanno fatto vedere quello che vogliono loro, la voglia matta di poter prendere una macchina , scappare e entrare nel paese profondo come fate ovunque andiate ed evadere dal viaggio organizzato e imposto che avete accettato, pur di vedere da vicino ciò che nessuno ha visto. In 5 giorni vedrete il meglio che questo paese possa offrire ( l’Arirang è una manifestazione unica e stupenda, ad esempio) e vi farete un bel bagno di propaganda anti giapponese e anti yankee.

Wonsan, (By stngiam, Wikicommons)

Vi resteranno gli occhi della gente che vi guarda come voi da bambini avete guardato Dino Zoff sollevare la Coppa del Mondo o le bellissime ragazze che vedete ovunque. L’ultimo ricordo, uscendo in treno, sarà quello di una guardia di frontiera che riderà di quanto siete ingrassati da quando avete fatto la foto del passaporto. E già, ridono anche in Corea!

Corea del Nord?

E’ facile andare in Corea del Nord. Impossibile individualmente, ma basta trovare una delle poche agenzie che organizzano gruppi e si parte. Con un 3 mila euro ci si passa una settimana. I viaggi sono organizzati in occasione delle feste nazionali, per vedere sfilate e parate.

Bisogna portarsi giacca-cravatta per visitare gli hauts lieux del glorioso cammino del popolo nord-coreano.

Che dite, fa bene il Viaggiatore Critico ad andarci? Ecco il programma di viaggio. Ci va anche Avventure nel Mondo, ad un prezzo un pò inferiore e per periodi più lunghi.

Chi ci è stato dice che è molto interessante. Ma il Viaggiatore Critico non ci è andato, perchè si è preso a male parole con la guida italiana, fin dal primo contatto per mail….