Le sfide di Guido. Ce la farà?

La ricostruzione del teatro romano di Firenze.

Segnalo un tentativo innovatore e coraggioso di modificare l’impecorimento delle masse turistiche incolonnate verso le più viete ovvietà turistiche. Un’agenzia cerca di mettere in luce aspetti turistici meno conosciuti, ma molto interessanti. E ciò con un sistema di prenotazione particolare. Ce la farà a crearsi uno spazio?

I love Guido è un’agenzia on-line di visite guidate. Chi è interessato sceglie il giro proposto ed aspetta. Quando si raggiunge il numero di 5 partecipanti il tour è confermato. Quante più persone partecipano (con un limite) tanto più il costo per persona diminuisce. Il costo attuale è chiaramente indicato sul sito. Il vantaggio per il turista è evidente. Il sistema è anche furbo perché il partecipante già iscritto avrà tutto l’interesse a trovare altri turisti; diventa, quindi, il miglior “promotore” del gruppo. Lo svantaggio, molto grave, è che probabilmente non si saprà fino agli ultimi giorni se il tour si farà o no. Il turista rischia di perdere una parte del poco tempo che ha, mancando l’opportunità di vedere ciò che aveva destato la sua curiosità.

Ma l’aspetto più interessante dell’offerta di Guido è aver messo l’accento su temi meno frequentati dal turismo di massa. Ad esempio si cercano i poco visibili resti romani di Firenze, ma fondamentali per il successivo sviluppo medievale e rinascimentale della città. A Parigi si visita il cimitero del Pere Lachaise, a Milano ci si occupa dell’epoca spagnola e della peste del Manzoni. Nel Lazio si visita passeggiando i siti sannitici di Faragola e si contribuisce alla ricostruzione di un museo locale distrutto da un incendio. Lo schema ricorda quello proposto da Migrantour.

La peste di Milano!!

Tutto ciò rappresenta il sogno di molti che si sono occupati di divulgazione di beni culturali e che sono sempre stati soggiogati, affogati e dispersi dalla prepotenza degli attrattori turistici principali: il Rinascimento a Firenze, l’antichità a Roma, il Duomo di Milano, il Louvre e Versailles a Parigi. Per gli altri aspetti non c’è posto. Guido cerca di spingere gli outsider, pur dovendo, per evidente motivi economici, mantenere nel catalogo anche gli “inevitabili”.

I tour si concludono con un riposino in un bar con scambio di impressioni e consumazione a carico del partecipante. Si parla anche di pubblicazione sui social dell’esperienza appena trascorsa. Questo punto rinforza il carattere di condivisione, sharing, della proposta di Guido.

Si tratterebbe, quindi, di una declinazione moderna e più sostenibile dell’offerta turistica, nel solco dell’economia circolare. Il turista dovrebbe avere un’esperienza più vasta, i luoghi sarebbero meno affollati, le guide sarebbero maggiormente a loro agio, beni culturali minori sarebbero maggiormente valorizzati ed i biglietti di ingresso favorirebbero la loro conservazione.

Tutto bello, quindi. Ma bisogna vedere se i turisti pecoroni accetteranno queste proposte. Certo il gruppo che fa Venezia, Firenze, Roma in 5 giorni non lo potrà fare. Ma si spera che questi gruppi spariscano, come successe agli Unni di Attila. Lo potrà invece fare il turista ragionevole che preferirà una sola città girandosela comodamente.

Vedremo. Nel frattempo Guido dovrà migliorare gli aspetti digitali, ancora un po’ claudicanti e vegliare che le guide incarnino gli aspetti innovativi della proposta senza cadere nella routine della solita visita da sbrigare con rapidità.

 

 

2 pensieri su “Le sfide di Guido. Ce la farà?

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