Matriarcato

Donne durante una cerimonia di curazione; di morte e risurrezione.

Il Gabon è una fonte inesauribile di aspetti interessanti, strani, appassionanti. Non solo il cannibalismo, ma anche il matriarcato che regna sovrano nella parte meridionale del paese, da Lambarenè in giu. Il turista dotato di tempo (e soldi, è un paese carissimo) e di velleità etnologiche,  vi troverà infiniti aspetti da approfindire nelle conversazioni con quelle genti.

Naturalmente il primo punto che incuriosisce è la totale libertà sessuale della società matriarcale. Ma usare il termine “libertà sessuale” non rende del tutto l’idea. In realtà il sesso è un’attività ludico-sociale al pari di molte altre (il ballo, nuotare nel fiume, fare una passeggiata). Viene praticato quindi con la semplicità e l’immediatezza di un fatto banale, senza nessun’altra implicazione. Una collega, per natura poco attratta dal tema, mi raccontava che, da giovincella, fu costretta a perdere la verginità a causa delle infinite insistenze dei suoi amici ed amiche. Tanto insistettero che dovette cedere, per stare finalmente in pace. Nè la famiglia, nè la morale corrente ebbero niente da dire.

Il lato negativo di tanta promiscuità è che le malattie veneree spopolano, producendo frequentissimi casi di infertilità femminile. I figli sono poco numerosi e ruscire ad averli è spesso fonte di gravissimi crucci, fra le donne gabonesi.

La forma del potere è ben diversa da quella dove vige il patriarcato. Non bisogna infatti pensare che i due tipi di società siano speculari: identiche, ma a ruoli invertiti. Non è così. Nel matriarcato il potere è molto più liquido, diffuso, impalbabile. La presa di decisioni avviene per vie più sotterranee e più difficilmente rintracciabili. Esistono le cosiddette “società segrete” maschili e femminili nelle cui riunioni/cerimonie/feste molte cose succedono.  Sono gruppi di tipo religioso e sociale intorno ai quali la società tutta si organizza. Come pallido paragone si pensi alle Contrade del Palio di Siena. In quelle associazioni, del tutto esclusive, si prendono decisioni di interesse generale che il Comune dovrà poi applicare.

Esiste, ovviamente, la divisione del lavoro per sessi. Siamo in una economia agricola itinerante e quindi, una volta scelta la parcella da coltivare quell’anno, l’uomo abbatterà gli alberi e lavorerà il terreno mentre poi la donna seminerà e curerà le colture. L’uomo caccia, spesso le donne, insieme, pescano.

L’idea del possesso è poco importante; sono società assai libere e poco violente; anche poco capaci di difendersi, tanto che se non fosse stato per i coloni francesi le tribù del nord si sarebbero mangiate quelle del sud, matriarcali, pacifiche ed un pò facilone. Letteralmente mangiate, essendo anche cannibali, oltre che guerriere ed espansionistiche.

Tutti questi sembrano punti molto favorevoli ed accattivanti. Purtroppo c’e’ un aspetto assai problematico che rende debole questo tipo di organizzazione della società, fino a farlo praticamente scomparire dalla faccia della terra, dove millenni fa deve essere stato addirittura egemonico.

A causa della promiscuità sessuale i padri non sono per niente certi. Naturalmente le famiglie si formano, per amore, affinità, comodità dell’organizzazione della vita. Vi è quindi un uomo ed una donna e dei bambini il cui padre è però incerto. L’uomo della famiglia li alleverà comunque e si occuperà di loro nella vita di tutti i giorni. Ma quando i figli avranno un problema importante (malattie, mandarli a studiare in città, bravate eccessive) interverrà il fratello della madre a consigliarla; in quanto unico uomo il cui legame di sangue con i figli della donna è certo. Quindi gli uomini finiscono sempre per occuparsi dei nipoti (figli della sorella) e mai dei figli, anche se sono davvero loro. Moltro strano per noi, no?

E fin qui, ancora ancora. Ma il problema sorge al momento della eredità. Nel sistema matriarcale i beni dell’uomo vanno ai figli della sorella. Quindi un uomo che ha sempre vissuto con sua moglie, con cui ha avuto dei figli, con i quali ha convissuto e diviso la vita e che lo hanno anche aiutato quando ha cominciato a farsi vecchio; ecco, non lascia niente a loro, ma tutto ai figli del cognato, che, magari, gli sta anche antipatico.

E’ vero che sono società povere, prive di beni, con il possesso comune della terra e senza un vero criterio della proprietà indivuale. Ma qualcosa gli uomini possono anche avere: una radio, una motocicletta, una motosega per abbattere gli alberi e vendere il legname, addirittura una casa in muratura invece della solita capannuccia in terra battuta, un amatissimo fucile per andare a caccia. Ebbene, niente di tutto ciò finirà ai figli. E quindi, l’uomo, non avrà interesse ad accumulare dei beni per assicurare un futuro migliore ai propri discendenti e preferirà lavorare meno o spendere i suoi soldi con le donne od il bere.

La madre invece lascia i beni alle figlie, ma dal momento che lavora solo nell’agricoltura, non fa commerci di una qualche rilevanza e, soprattutto, non va in citta per il lavoro temporaneo; non lascerà un’eredità significativa.

Quindi la società matriarcale, pur pacifica e gradevole, si è privata dell’accumulazione (anche minima) dei beni e condannata all’immobilismo economico. Ed è stata spazzata via dalla storia dell’umanità.

Ecco, il turista in Gabon potrà parlare di queste meravigliose cose con la gente comune, quasi sempre aperta, gioviale e di grandissima intelligenza. E molti parlano anche il francese, permettendo così un vero e gradevolissimo scambio.

 

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